
Ponza
Ponza historical timeline
Storia
L'isola di Ponza è popolata fin dal Neolitico, ma i suoi principali centri nacquero sotto la dominazione dei Volsci.
Chi arrivò per primo è controverso. Le fonti italiane dicono che l'isola fu occupata in un primo tempo dai Fenici, che l'adibirono a scalo commerciale, e colonizzata nell'VIII secolo a.C. dai Greci, cui è attribuibile un ipogeo funerario e, secondo numerosi storici, l'acquedotto di Le Forna. Le fonti inglesi affermano invece che Ponza fu colonizzata per prima dagli Etruschi. I due racconti non si conciliano.
Il nome è controverso nella stessa misura. Una tradizione lo fa derivare da Ponzio Pilato, la cui famiglia avrebbe posseduto sull'isola una grotta che ne porta ancora il nome — storia oggi messa in dubbio dagli storici, perché il nome Pontia compare nella Geografia di Strabone, anteriore alla nascita di Pilato. Pontia significa anche «terra di ponti» in latino, cosa che si addice a un'isola di archi naturali. E la derivazione greca — pòntos, cioè mare — è quella che la fonte italiana preferisce.
Ponza e l'arcipelago passarono colonia romana nel 312 a.C., quando la repubblica si accordò con i Volsci creando una colonia alleata.
Poi viene il contrasto più netto con la vicina terraferma. Nel 209 a.C., durante la seconda guerra punica, Ponza fu una delle 18 colonie su 30 che fornì navi, uomini e ricchezze per sostenere Roma. Circeii, a 33 chilometri, fu una delle dodici che rifiutarono. L'atteggiamento di Ponza le fece ottenere da Roma sgravi fiscali fino all'89 a.C., quando, a seguito della guerra interna scatenata dai popoli italici, acquisì la piena cittadinanza romana, che la rendeva un punto strategico fondamentale per il controllo del mar Tirreno centrale.
Ne seguì una prosperità oggi difficile da immaginare. L'isola divenne una fiorente e popolata cittadina che ospitava numerose e sfarzose ville patrizie, e la popolazione crebbe fino a quasi 20.000 abitanti. Augusto la trasformò in luogo di esilio per illustri personaggi politici, e divenne meta turistica per i patrizi romani lo stesso: costruirono un'enorme villa con annesso teatro a Punta Madonna, ancora intuibile seppur sommersa, sotto la quale sono visibili le Grotte di Pilato — grotte che non c'entravano niente con Ponzio Pilato, essendo utilizzate per la pesca.
L'acqua era l'industria dell'isola. Vennero costruiti diversi acquedotti, il più grande dalle Forna fino a Santa Maria, insieme a dighe e a numerosi serbatoi idrici, le Piscinae Limariae. Alcuni erano di notevoli dimensioni e, assieme a qualche piccola fonte sorgiva, servivano al fabbisogno degli abitanti, al rifornimento delle navi mercantili e al rifornimento dell'intera flotta romana.
Si sviluppò anche l'attività cantieristica, grazie alla facilità di reperire legname dai rigogliosi boschi di pino e querce dell'arcipelago — e questo portò alla prima grande deforestazione.
Col declino dell'impero, l'interesse verso le isole si affievolì. Nel Medioevo Ponza rimase un fiorente centro religioso e commerciale grazie ai monaci benedettini, che eressero l'abbazia di Santa Maria; papa Silverio morì nella vicina Palmarola nel 537 ed è tutt'oggi patrono del Comune di Ponza, festeggiato il 20 giugno. L'opera dei frati fu pressoché vanificata quando, a partire dal IX secolo, l'isola fu oggetto di feroci razzie da parte dei pirati saraceni.
Solo nel 1202 l'isola tornò all'antica importanza, grazie alla Bolla con cui papa Innocenzo III riaffidò ai frati cistercensi l'abbazia di Santa Maria. Nel 1233 quell'abbazia venne incorporata nella Basilica di Sant'Anastasia al Palatino, a Roma. Nel 1322 l'isola passò alle dipendenze dell'abbazia di Fossanova. (La fonte italiana attribuisce quel passaggio a una bolla di papa Onorio III, il cui pontificato finì nel 1227; l'attribuzione non può essere corretta come stampata, e perciò qui il papa non viene nominato.)
Le sue acque videro battaglie. Nel 1300 Ruggero di Lauria, duca di Calabria, sconfisse l'ammiraglio Corrado Doria, al soldo del re di Sicilia Federico III di Aragona. Nel 1435, durante l'assedio di Gaeta di quell'anno, l'ammiraglio genovese Biagio Assereto, per la casata degli Angioini, sconfisse la flotta di Alfonso I re d'Aragona. Ma nel 1454 Ponza fu occupata dagli Aragonesi, che scacciarono i cistercensi: questi, rifugiatisi a Formia, fondarono la chiesa di Santa Maria di Ponza.
Nel 1542 Carlo V, re di Spagna e imperatore, concesse in feudo l'isola a Pier Luigi Farnese, con l'obbligo di difenderla dagli attacchi pirateschi, che mai del tutto erano cessati. Nel 1534 il saraceno Khair-ad-Din, noto come il Pirata Barbarossa, aveva messo l'isola a ferro e fuoco; nel 1552 una nuova incursione del corsaro Dragut portò morte e distruzione; e nel 1655 i turchi razziarono ancora, facendo pure saltare la torre del porto. Nel 1584, sotto re Filippo II di Spagna, si stabilì che il Papa non aveva nessun diritto su Ponza e le altre isole.
Dopo un breve presidio austriaco, nel 1734 Elisabetta Farnese, madre di Carlo III di Spagna re di Napoli, cedette l'intero arcipelago delle Ponziane al figlio. Questi rese le isole beni privati della corona e ne avviò un'intensa colonizzazione, facendovi pervenire coloni soprattutto da Ischia. Nel 1757 una flotta di navi napoletane, cui si erano unite galee da guerra maltesi e pontificie, sconfisse presso Palmarola un manipolo di navi turche, e da allora l'arcipelago divenne sicuro.
La popolazione che ne risultò è quella di oggi. Ponza fu colonizzata da 52 famiglie ischitane, per complessive 130 persone, dopo essere stata praticamente disabitata per circa due secoli per le incursioni saracene — e gli attuali abitanti di Ponza discendono proprio da quelle famiglie. (La fonte italiana le colloca nel XVII secolo, dentro un passo che descrive un programma borbonico datato al 1734; il secolo e il programma non coincidono.)
Nel 1768 re Ferdinando IV avviò una fase di miglioramento delle condizioni economiche degli isolani. Furono inviati tecnici per dirigere i lavori, che durarono fino al 1793 e furono svolti da alcune centinaia di forzati ergastolani — che poi, nel 1795, furono rinchiusi nel nuovo carcere dell'isola.
Nel 1808 le truppe napoleoniche di Gioacchino Murat sottrassero le isole Ponziane al dominio borbonico. Nel 1813 gli inglesi occuparono Ponza guidati dall'ammiraglio Carlo Napier, nominato conte dell'isola; due anni dopo il Trattato di Vienna la restituì ai Borbone.
Nel 1857 il patriota Carlo Pisacane raggiunse Ponza, dopo essersi impadronito del Cagliari, un piroscafo che faceva la spola tra il capoluogo sardo e Genova. Giunto nel pomeriggio del 27 giugno, liberò i detenuti del carcere, con essi si recò a Palazzo Tagliamonte e distrussero l'archivio dell'isola, poi ricostituì la sua spedizione contro il Regno delle Due Sicilie. L'impresa finì tragicamente, dopo lo sbarco di Sapri del 28 giugno.
L'isola rimase sotto controllo borbonico finché venne occupata dai garibaldini il 7 novembre 1860, e nel 1861 Ponza fu annessa al Regno d'Italia.
Nel 1928 il regime fascista destinò Ponza a luogo di confino degli oppositori politici. Fra i tanti vi furono inviati Giorgio Amendola, Lelio Basso, Pietro Nenni, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Pietro Secchia e Umberto Terracini. Lo stesso Mussolini fu poi prigioniero nell'isola dal 27 luglio al 7 agosto 1943.
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