Skip to content
Illustrazione stilizzata di Roma - Goparoo

Roma

Roma: costruzione e trasformazioni nel tempo

Roma è stata costruita, demolita e ricostruita a partire da se stessa, e il metodo si vede ovunque.

Il calcestruzzo romano. I Romani mescolavano la calce con la pozzolana, la cenere vulcanica dei Colli Albani, ottenendo un calcestruzzo che fa presa sott'acqua, acquista resistenza con il tempo e si può gettare in forme che la pietra tagliata non raggiunge. È il motivo per cui la cupola del Pantheon sta ancora in piedi senza armatura.

I rivestimenti. Il nucleo in calcestruzzo veniva rivestito di mattoni o pietrame e poi, negli edifici importanti, di marmo e travertino. Le bucature del Colosseo sono i fori lasciati dalle grappe di ferro che tenevano quel rivestimento, cavate via in seguito.

L'incendio che ha ricostruito la città. Sotto Nerone, due terzi di Roma furono distrutti dal grande incendio. Una città che brucia a quel punto non si ripara: si ripensa, e ciò che risorse lo fece su una scala e un impianto viario che l'incendio aveva reso possibili.

Il sacco che invece non la distrusse. Roma fu saccheggiata nel dai Visigoti di Alarico I, e i danni materiali furono pochissimi, per la maggior parte riparati. Ciò che non si poté sostituire era mobile: opere in metalli preziosi, oggetti d'uso. L'immagine corrente del 410 come il momento in cui la città crollò è sbagliata, e sono gli edifici a dimostrarlo.

La spoliazione. Per mille anni la Roma antica è stata la cava della Roma medievale e papale. Le colonne finirono nelle chiese, il marmo in fornace per farne calce, il travertino staccato dai monumenti rimasti senza custode.

Il riuso. Il Pantheon è sopravvissuto perché nel divenne una chiesa. Piazza Navona conserva la forma dello stadio di Domiziano perché sulle gradinate furono costruite le case. Il modo più sicuro perché un edificio antico durasse, qui, era ricevere un nuovo impiego.

Poi quattrocento anni di un unico programma. A partire dal Rinascimento, quasi tutti i papi da Niccolò V (1447-1455) in poi perseguirono un programma architettonico e urbanistico coerente, volto a fare di Roma il centro artistico e culturale del mondo. Con i papi da Pio IV a Sisto V la città divenne il centro di un cattolicesimo riformato e si riempì di nuovi monumenti a celebrazione del papato; i papi e i cardinali del Seicento e del primo Settecento proseguirono in chiave barocca. Quasi tutto ciò che si attraversa fra il Pantheon e San Pietro appartiene a questa campagna, non a quella antica.

Gli obelischi. A Roma si contano tredici obelischi egizi antichi, più che in Egitto: portati come trofei imperiali, interrati e dimenticati, poi dissotterrati e rialzati come punteggiatura di quel piano urbanistico papale.

L'Ottocento. L'Unità, nel , portò i ministeri, i muraglioni del Tevere e l'enorme monumento a Vittorio Emanuele che i romani non hanno mai perdonato.

E poi il centro fu squarciato. Mussolini demolì parti piuttosto estese del centro storico per aprirvi grandi viali e piazze, pensati per celebrare il regime e la glorificazione della Roma classica. Quegli sventramenti sono il motivo per cui alcuni monumenti antichi oggi stanno isolati nel traffico invece che immersi nella città che vi era cresciuta attorno.

La guerra la risparmiò quasi del tutto, tranne una volta. Roma sfuggì in gran parte alla sorte di altre città europee grazie al suo patrimonio artistico e alla presenza del Vaticano. L'eccezione fu il , quando il bombardamento alleato del quartiere San Lorenzo provocò circa 3.000 morti e 11.000 feriti.

← Torna alla panoramica di Roma