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Santuario della Fortuna Primigenia in Palestrina - Goparoo

Santuario della Fortuna Primigenia

Santuario della Fortuna Primigenia caratteristiche del sito

Ultimo aggiornamento il 8 ottobre 2026
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Santuario della Fortuna Primigenia site plan

Il tempio

Il santuario della Fortuna Primigenia occupa sei vaste terrazze a Palestrina, 35 km a est di Roma. Poggiano su gigantesche sostruzioni in muratura e sono collegate fra loro da scalinate monumentali, salendo una sopra l'altra lungo il colle, e il tutto fu progettato per essere visto: da gran parte del Lazio, da Roma e perfino dal mare.

Salendo

Le due terrazze più basse, subito a sud della via del Borgo, collegavano il foro della città al santuario soprastante ed erano piene d'acqua. Su quella superiore delle due stanno fontane che imitano grotte naturali, di fine III-inizio II secolo a.C. e i più antichi esempi del genere in Italia; quella inferiore, sostenuta da un muro in opera poligonale, aveva un altro ninfeo ricavato in una grotta artificiale, forse circondata da un bosco sacro.

Più in alto sta la terrazza degli emicicli, che comprende due esedre colonnate ed era uno dei luoghi centrali del culto. Davanti all'esedra di destra si conserva ancora un pozzo, e potrebbe essere quello in cui, secondo Cicerone, il nobile prenestino Numerio Suffustio trovò le sortes, le tavolette lignee usate per predire il futuro.

La grande terrazza

Sopra sta la terrazza della Cortina, con portici su tre lati, che sale alla cavea del teatro, a sua volta coronata da portici. Lungo l'estremità nord della Cortina, sotto la scalinata del teatro e come parte della sua sostruzione, corre un criptoportico: un passaggio voltato a botte su sei arconi che collegava le due ali di colonne corinzie attorno alla terrazza. Il pavimento musivo si conserva in parte, fatto di tessere irregolari alternate a scaglie di pietre policrome. All'esterno degli arconi stanno semicolonne ioniche, e due grandi nicchie sorgevano alle estremità di sei arcate leggermente aggettanti sul fronte del portico. Quelle nicchie non erano collegate al criptoportico retrostante: dalle loro volte scendeva acqua, e le tracce delle tubature sono ancora visibili.

La sommità

Il tempietto circolare che coronava il santuario è oggi inglobato nel Palazzo Colonna Barberini. Ospitava la statua bronzea dorata della Fortuna, raffigurata come giovane guerriera.

Punti salienti

Le sei terrazze

Poggiate su gigantesche sostruzioni in muratura e unite da scalinate monumentali, una sopra l'altra lungo il colle. Probabilmente di gran lunga il più grande santuario romano, e costruito per essere visibile da gran parte del Lazio, da Roma e dal mare.

Il criptoportico

Un passaggio voltato a botte su sei arconi sotto la scalinata del teatro, parte della sostruzione e parte integrante del santuario, che collegava le due ali di colonne corinzie attorno alla terrazza della Cortina. Il pavimento musivo superstite è a scutulatum: tessere irregolari alternate a scaglie di pietra policroma. Vi si leggono iscrizioni che ricordano un restauro eseguito da due magistrati locali in età sillana.

Le nicchie a cascata

Due grandi nicchie alle estremità di sei arcate leggermente aggettanti sul fronte del portico. Sembrano parte del criptoportico e non lo sono: dalle loro volte scendeva acqua, e l'impianto che le alimentava ha lasciato tracce ancora visibili.

Il pozzo delle sortes

Davanti all'esedra di destra, sulla terrazza degli emicicli. Potrebbe essere il pozzo in cui, secondo Cicerone, il nobile prenestino Numerio Suffustio trovò le sortes, le tavolette lignee con cui funzionava l'oracolo.

Le fontane a grotta

Fine III - inizio II secolo a.C. Fontane che imitano grotte naturali sulla superiore delle due terrazze più basse: i più antichi esempi del genere in Italia, e l'inizio di un espediente che i giardini italiani useranno ancora diciotto secoli dopo.

Il tempietto rotondo

Il piccolo tempio circolare che coronava il santuario, oggi inglobato nel Palazzo Colonna Barberini. Ospitava la statua bronzea dorata della Fortuna, raffigurata come giovane guerriera.

La cisterna quattrocentesca

Nel XV secolo gli arconi del criptoportico furono tamponati e il passaggio trasformato in cisterna: ed è per questo che oggi nel teatro c'è un pozzo.