
Centrale Montemartini
Centrale Montemartini Cronologia Storica
Ultimo aggiornamento il 29 settembre 2026Una centrale elettrica che ha funzionato cinquantasei anni, è rimasta vuota per trenta ed è diventata museo per caso.
Cronologia
- — l’impianto è inaugurato dal sindaco Ernesto Nathan e la produzione comincia il giorno successivo. È la prima centrale della neonata Azienda Elettrica Municipale, antesignana di Acea. Impatto strutturale: l’involucro, le sale illuminate dall’alto e i carriponte sotto cui si cammina vengono tutti da questa costruzione. Cosa si vede oggi: la Sala Macchine e il suo carroponte.
- — l’impianto è intitolato a Giovanni Montemartini, ex assessore ai servizi tecnologici della giunta Nathan e massimo teorico delle municipalizzazioni in Italia, morto durante un dibattito in consiglio comunale. Impatto strutturale: nessuno. Cosa si vede oggi: il nome del museo, e un politico ricordato con un edificio anziché con una statua.
- — vengono inaugurati due motori diesel Franco Tosi da 7.500 HP ciascuno, in sostituzione dei precedenti di minore potenza. Impatto strutturale: entrano in sala gli oggetti singoli più grandi oggi esposti. Cosa si vede oggi: i due blocchi motore fra cui stanno le statue della Sala Macchine.
- Fine anni Trenta — i preparativi dell’Esposizione Universale del 1942 fanno salire la domanda e si aggiunge una terza turbina a vapore da 20.000 kW con due caldaie Tosi-Steinmüller a 45 atmosfere, che richiedono una nuova sala caldaie. Impatto strutturale: alla centrale si aggiunge un’intera sala. Cosa si vede oggi: la Sala Caldaie, che ospita gran parte della scultura migliore: esiste grazie a un’esposizione che la guerra annullò.
- — durante l’occupazione di Roma, Corrado Puccioni, progettista dell’impianto e allora direttore generale dell’Acea, è costretto alle dimissioni per essersi opposto al trasferimento dei macchinari in Germania. La centrale scampa ai bombardamenti e resta l’unica su cui la città possa contare. Impatto strutturale: i macchinari restano a Roma, ed è il motivo per cui c’è qualcosa da guardare. Cosa si vede oggi: motori che stavano per essere portati fuori dal Paese.
- — obsoleta e non più conveniente, la centrale è dismessa dopo cinquantasei anni. Impatto strutturale: la produzione cessa e comincia una trentina d’anni di abbandono e usi vari. Cosa si vede oggi: un impianto mai ammodernato fino a renderlo irriconoscibile, perché fu semplicemente spento.
- — con i Musei Capitolini in ristrutturazione, la Sovrintendenza Capitolina trasferisce una selezione di sculture nella centrale restaurata e apre la mostra Le Macchine e gli Dei. Impatto strutturale: il restauro Acea delle sale e dei macchinari viene adattato a uso museale. Cosa si vede oggi: l’intera premessa del luogo, nata come misura provvisoria.
- — l’esperimento diventa permanente e la Centrale Montemartini è museo a pieno titolo. Impatto strutturale: si aprono nuovi spazi e si portano fuori opere dai depositi. Cosa si vede oggi: sale aggiunte dopo la mostra originaria.
- — dopo alcuni lavori apre una nuova sala con le carrozze del Treno di Pio IX. Impatto strutturale: il museo guadagna una sala per oggetti né classici né industriali. Cosa si vede oggi: il treno papale al piano terra.
Verificato su Wikipedia, settembre 2026.