
Circo Massimo
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Ultimo aggiornamento il 2 ottobre 2026Panoramica
Il Circo Massimo è un antico stadio romano per le corse dei carri e un luogo di spettacolo di massa, nella valle fra i colli Aventino e Palatino: la Valle Murcia. Fu il primo e più grande stadio della Roma antica e del successivo impero, e la Sovrintendenza Capitolina lo definisce il più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità e uno dei più grandi di tutti i tempi.
Misurava 621 m di lunghezza per 118 di larghezza e poteva accogliere oltre 150.000 spettatori; la Sovrintendenza indica le dimensioni in circa 600 m per 140. Nella sua forma pienamente sviluppata divenne il modello dei circhi di tutto l’impero romano.
Il sito è oggi un parco pubblico, aperto a tutti e spesso usato per concerti, incontri e celebrazioni. Turismo Roma lo indica come sempre aperto e il prato non costa nulla — ma l’area archeologica al suo interno è una zona separata a ingresso contingentato, per la quale la Sovrintendenza consiglia fortemente l’acquisto del biglietto in anticipo, online o allo 060608.
Era il più grande luogo romano per i ludi, i giochi pubblici legati alle feste religiose, offerti da cittadini eminenti o dallo Stato romano a beneficio del popolo romano e degli dèi. La maggior parte si teneva annualmente o a intervalli annuali secondo il calendario romano, e alla fine della Repubblica i ludi occupavano 57 giorni all’anno. Le corse erano di norma su sette giri. L’ampio spazio del fondovalle si prestava anche a manifestazioni legate alla vita politica, sociale e religiosa della città: manifestazioni trionfali, processioni e pubbliche esecuzioni.
Introduzione
Il Circo Massimo è un antico stadio romano per le corse dei carri e un luogo di spettacolo di massa, nella valle fra i colli Aventino e Palatino: la Valle Murcia. Fu il primo e più grande stadio della Roma antica e del successivo impero, e la Sovrintendenza Capitolina lo definisce il più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità e uno dei più grandi di tutti i tempi.
Misurava 621 m di lunghezza per 118 di larghezza e poteva accogliere oltre 150.000 spettatori; la Sovrintendenza indica le dimensioni in circa 600 m per 140. Nella sua forma pienamente sviluppata divenne il modello dei circhi di tutto l’impero romano.
Il sito è oggi un parco pubblico, aperto a tutti e spesso usato per concerti, incontri e celebrazioni. Turismo Roma lo indica come sempre aperto e il prato non costa nulla — ma l’area archeologica al suo interno è una zona separata a ingresso contingentato, per la quale la Sovrintendenza consiglia fortemente l’acquisto del biglietto in anticipo, online o allo 060608.
Era il più grande luogo romano per i ludi, i giochi pubblici legati alle feste religiose, offerti da cittadini eminenti o dallo Stato romano a beneficio del popolo romano e degli dèi. La maggior parte si teneva annualmente o a intervalli annuali secondo il calendario romano, e alla fine della Repubblica i ludi occupavano 57 giorni all’anno. Le corse erano di norma su sette giri. L’ampio spazio del fondovalle si prestava anche a manifestazioni legate alla vita politica, sociale e religiosa della città: manifestazioni trionfali, processioni e pubbliche esecuzioni.
Architettura
La sua architettura è una forma in una valle, e la forma è il punto. Il Circo misurava 621 metri per 118 — la Sovrintendenza lo dà in circa 600 per 140, quindi trattate le cifre come approssimative e non come un rilievo — e conteneva oltre 150.000 spettatori, circa il triplo del Colosseo. Ne fa il più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità e uno dei più grandi di tutti i tempi.
Il sito si è scelto da sé. La Valle Murcia, fra Palatino e Aventino, offriva un fondo lungo e piano con terreno in salita su entrambi i lati: nel Circo delle origini la pendenza rendeva possibili gradinate erbose già in epoca antica. Gradinate che non vanno costruite per poter essere usate sono un vantaggio considerevole, e la prima sistemazione della valle per le corse risale all’epoca dei re Tarquini.
Diventò un edificio solo con Cesare. È con Giulio Cesare che fu realizzato un vero e proprio circo in muratura, con i suoi interventi che estesero le gradinate quasi all’intero circuito della pista, a eccezione dei carceres e di un ingresso processionale all’estremità semicircolare.
L’estremità piatta richiese l’ingegneria. I carceres permanenti in legno furono costruiti nel 329 a.C.: dotati di porte, dipinti con colori vivaci e sfalsati per pareggiare le distanze fra ciascuna postazione e la barriera centrale, un problema di geometria risolto in legname. Alla fine della Repubblica o agli inizi dell’impero erano dodici.
La linea centrale era l’altra metà del progetto. Alla fine del I secolo d.C. la barriera centrale era costituita da una serie di bacini d’acqua, oppure da un unico corso d’acqua scoperto in alcuni punti e coperto da ponti in altri. Reggeva i contagiri — uova scolpite almeno dal 174 a.C. e grandi delfini di bronzo aggiunti nel 33 a.C. — e l’obelisco che Augusto fece portare da Eliopoli a enorme spesa, eretto a metà. Un secondo, gigantesco obelisco fu portato a Roma da Costante II nel e si trova ora al Laterano.
E c’era un palco per un dio. Il pulvinar era costruito su scala monumentale, un santuario o tempio elevato molto al di sopra dei posti a bordo pista; talvolta, mentre i giochi erano in corso, Augusto assisteva da lì, accanto agli dèi.
Ciò che è in piedi è di Traiano. Devastato più volte dal fuoco, il Circo fu ricostruito quasi integralmente sotto Traiano — alla cui fase appartiene la maggior parte delle strutture attualmente visibili — e trovò la forma definitiva, poi immutata salvo alcune aggiunte monumentali di imperatori successivi, con Plinio che attribuisce ai suoi lavori altri 5.000 posti.
E ciò a cui potete davvero avvicinarvi è lo scavo degli anni Trenta. Le grandi opere di quel decennio misero in luce buona parte dell’emiciclo e i resti dell’Arco di Tito, all’estremità curva. È l’area archeologica, ed è il motivo per cui il Circo non è semplicemente un prato.
Come è Stato Costruito e Si è Trasformato nel Tempo
Fu costruito sfruttando una valle, non vincendola. Il Circo Massimo occupa il fondo della Valle Murcia, l’ampia valle fra Palatino e Aventino: una striscia lunga e piana con terreno in salita su entrambi i lati. La prima sistemazione di questa valle per adibirla a luogo per le corse dei carri risale all’epoca dei re Tarquini, e nel Circo delle origini la pendenza rendeva possibili gradinate erbose già in epoca antica: i colli fornivano già l’inclinazione, e i primi spettatori sedevano sull’erba.
Per secoli fu un sito attrezzato, non un edificio. La tradizione romana colloca qui i primi giochi trionfali nella tarda età regia, votati da Tarquinio il Superbo a Giove per la vittoria su Pomezia, e l’impianto crebbe con le richieste che gli venivano fatte, mentre i ludi romani si moltiplicavano fino a 57 giorni all’anno alla fine della Repubblica. Ma la muratura arrivò tardi: è solo con Giulio Cesare che fu realizzato un vero e proprio circo in muratura.
La prima costruzione permanente risolse un problema di geometria. I carceres permanenti in legno furono costruiti nel 329 a.C.: dotati di porte, dipinti con colori vivaci e sfalsati per pareggiare le distanze fra ciascuna postazione e la barriera centrale. Sfalsare i cancelli perché dodici carri su un avvio in curva coprano tutti la stessa distanza fino alla spina della pista non è un tracciamento banale, e fu risolto in legname.
Parte di ciò che serviva era provvisorio. Nel 167 a.C. suonatori di flauto, artisti scenici e danzatori si esibirono su un palco temporaneo, probabilmente eretto fra le due gradinate centrali: il Circo veniva riallestito per ciò che vi si metteva in scena, non costruito una volta per uno scopo solo. Altri eventi richiedevano barriere serie: una venatio del 169 a.C. impiegò 63 leopardi e 40 fra orsi ed elefanti, con gli spettatori presumibilmente protetti da una barriera robusta.
Cesare lo rese continuo. Dal 50 a.C. circa i suoi interventi estesero le gradinate quasi all’intero circuito della pista, a eccezione dei carceres e di un ingresso processionale all’estremità semicircolare. È il profilo che il visitatore percorre oggi.
Poi bruciò, ripetutamente, perché in gran parte era di legno. Le gradinate lignee furono danneggiate da un incendio nel 31 a.C., durante o dopo la costruzione, e il danno fu probabilmente riparato da Augusto. Un incendio del sembra essere partito dalla bottega di un cestaio sotto le gradinate, sul lato dell’Aventino: le gradinate ospitavano botteghe e officine, ed è per questo che il Circo era una strada commerciale e che continuava a prendere fuoco. Nel , sotto Nerone, un incendio scoppiò all’estremità semicircolare, divorò gradinate e botteghe e distrusse gran parte della città.
Traiano lo ricostruì quasi da zero, ed è quello che sopravvive. Devastato più volte dal fuoco, il Circo fu ricostruito quasi integralmente sotto il suo principato, e alla cui fase appartiene la maggior parte delle strutture attualmente visibili. Trovò la forma definitiva, poi immutata salvo alcune aggiunte monumentali di imperatori successivi: Plinio sostiene che i lavori guadagnarono altri 5.000 posti. A quel punto la barriera centrale era costituita da una serie di bacini d’acqua, oppure da un unico corso d’acqua scoperto in alcuni punti e coperto da ponti in altri: la spina della pista ricostruita in acqua corrente. L’ultima grande aggiunta venne nel , quando Costante II vi erigeva un gigantesco obelisco, ora al Laterano.
Poi fu dis-costruito, coltivato e industrializzato. Il Circo rimase in attività fino ai primi decenni del VI secolo — le ultime corse documentate furono tenute da Totila nel — dopodiché la pietra se ne andò, come sempre a Roma, dentro altri edifici. Il sito divenne area agricola e, a partire dall’XIX secolo, sede degli impianti del Gazometro, di magazzini, manifatture, imprese artigianali e abitazioni, fino agli inizi del Novecento e all’avvio dei lavori per la passeggiata archeologica.
Fu infine ricostruito come sito archeologico negli anni Trenta. Le grandi opere di scavo di quel decennio misero in luce buona parte dell’emiciclo e i resti dell’Arco di Tito. L’area fu poi ceduta al Partito Nazionale Fascista, che la utilizzò per i suoi eventi per l’alto valore simbolico, e nello spazio del circo si organizzarono le grandi mostre del 1937-40. Nell’immediato dopoguerra ritornò uno spazio a verde, con le strutture antiche sostanzialmente abbandonate: ed è in questa condizione, erosa anziché curata, che le trovate ora.
Domande Frequenti
È gratuito? Il parco sì: Turismo Roma indica il Circo Massimo come sempre aperto, senza biglietto per il prato. L’area archeologica al suo interno no: la Sovrintendenza dice che ha ingresso contingentato e consiglia fortemente di acquistare il biglietto in anticipo, online o allo 060608.
Quanto costa l’area archeologica? Nessun prezzo è pubblicato, né dalla Sovrintendenza né da Turismo Roma. Chiedetelo allo 060608 al momento della prenotazione, e diffidate di qualunque cifra riportata da una guida.
Quanto era grande? 621 metri di lunghezza per 118 di larghezza, con oltre 150.000 spettatori: circa il triplo del Colosseo, e il più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità. La Sovrintendenza indica le dimensioni in circa 600 per 140, quindi trattatele come approssimative. Le corse erano di norma su sette giri.
È rimasto qualcosa da vedere? Sì, più di quanto il prato suggerisca. Alla fase di Traiano — una ricostruzione quasi integrale — appartiene la maggior parte delle strutture attualmente visibili, e gli scavi degli anni Trenta misero in luce buona parte dell’emiciclo e i resti dell’Arco di Tito. È l’area archeologica a pagamento all’estremità curva: vale la prenotazione.
Che cos’è il Circo Maximo Experience? Un innovativo progetto di valorizzazione che usa la realtà aumentata e virtuale, che Turismo Roma indica come attivo dal 1º gennaio 2026 al 31 dicembre 2026. Il prezzo non è pubblicato e il sito dell’esperienza non rispondeva alla verifica del 1º ottobre 2026.
Che cosa vi accadeva? I ludi: giochi pubblici legati alle feste religiose romane, offerti da cittadini eminenti o dallo Stato romano a beneficio del popolo romano e degli dèi. Alla fine della Repubblica occupavano 57 giorni all’anno. I ludi maggiori si aprivano con la pompa circensis, un corteo sfarzoso molto simile alla processione trionfale. La valle ospitava anche manifestazioni trionfali, processioni e pubbliche esecuzioni.
Quali erano i colori delle corse? Le quadrighe facevano capo a scuderie distinte in base ai colori — verde, azzurro, rosso, bianco — e gli spettatori si dividevano sulle gradinate in base al colore dei propri beniamini, incitandoli con cori e motti composti per l’occasione. I conduttori diventavano personaggi idolatrati dal popolo di Roma.
C’erano davvero elefanti? Una caccia del 169 a.C. impiegò 63 leopardi e 40 fra orsi ed elefanti, con gli spettatori presumibilmente protetti da una barriera robusta.
Dove sedeva l’imperatore? Nel pulvinar: un santuario o tempio elevato molto al di sopra dei posti a bordo pista, costruito su scala monumentale. Talvolta, mentre i giochi erano in corso, Augusto assisteva da lì, accanto agli dèi.
C’era un obelisco? Due. Augusto ne fece portare uno da Eliopoli a enorme spesa, erigendolo a metà della barriera centrale; Costante II ne portò un secondo, gigantesco, nel 357 d.C., ora al Laterano.
Quando cessò di essere usato? Rimase in attività fino ai primi decenni del VI secolo, con le ultime corse documentate tenute da Totila nel 549. La valle fu poi coltivata e, dall’XIX secolo, occupata dagli impianti del Gazometro, da magazzini e officine, fino ai lavori archeologici degli inizi del Novecento.
Quanto tempo ci vuole? Circa un’ora per la valle e l’area archeologica. Abbinatelo al Palatino sopra o al Foro Boario all’estremità occidentale.