
Tarquinia
Tarquinia: Geografia, clima e natura
Geografia
Tarquinia si trova a 133 m d'altitudine su un colle che domina da sinistra il basso corso del fiume Marta, presso la via Aurelia, nella Maremma laziale e non distante dalla Toscana.
Nel territorio comunale scorrono anche il torrente Arrone, che segna il confine con il territorio di Montalto di Castro, e il fiume Mignone.
L'elemento che definisce il luogo è la disposizione a tre pianori. La città antica occupava la Civita, a nord-est dell'abitato moderno; fra i due sta il pianoro dei Monterozzi con la necropoli; e l'abitato moderno sorge su un colle proprio. Sono luoghi distinti, a vista l'uno dall'altro.
Il territorio scende fino alla costa tirrenica, dove sorgeva l'emporio di Gravisca, e nell'antichità si spingeva molto nell'interno. Nella sua massima estensione, fra IV e III secolo a.C., il territorio tarquiniese si stendeva dal lago di Bolsena ai monti della Tolfa e comprendeva centri interni come Tuscania, Norchia e Castel d'Asso.
Quei monti della Tolfa a sud non sono un dettaglio: il controllo delle loro risorse minerarie è ciò che fece della città una potenza commerciale già nell'VIII secolo a.C.
Verificato su Wikipedia, ottobre 2026.
Clima
Tarquinia ha il clima della Maremma laziale — mediterraneo, con estati calde e asciutte e inverni miti e più umidi — moderato un poco dalla quota di 133 metri e dalla vicinanza al Tirreno.
La classificazione climatica nazionale colloca il comune in zona D, con 1.658 gradi giorno, il che lo pone fra la fascia costiera calda e l'interno più freddo della provincia di Viterbo.
Per chi visita, il problema pratico è l'esposizione più che gli estremi. Il pianoro dei Monterozzi non ha quasi ombra e alle tombe si scende da scale aperte; un pomeriggio d'estate sulla necropoli è davvero faticoso, mentre le camere restano fresche.
Primavera e autunno sono le stagioni giuste, con la Maremma verde in primavera e la luce al suo meglio in ottobre.
Gli inverni sono miti e piovosi più che freddi, e la costa vicina rende raro il gelo.
Habitat e biodiversità
Il territorio di Tarquinia va dalla riva tirrenica ai pianori della Maremma, e quel gradiente porta più habitat dentro un solo comune.
Lo modellano tre corsi d'acqua: il Marta, il cui basso corso il paese domina dal colle; il torrente Arrone, che segna il confine con Montalto di Castro; e il fiume Mignone. I corridoi fluviali attraverso i coltivi sono l'habitat continuo principale in un paesaggio altrimenti agricolo.
La fascia costiera è l'altro sistema. Questa è la Maremma, storicamente paludosa e malarica prima delle bonifiche, e le zone umide costiere e le dune superstiti sono il terreno ecologicamente più significativo della zona.
Verso l'interno si levano a sud i monti della Tolfa — i rilievi minerari che arricchirono la città etrusca — e portano l'habitat boschivo che i pianori hanno in gran parte perso all'agricoltura.
Il pianoro della necropoli è un caso curioso: prateria aperta sopra seimila tombe, mantenuta libera da costruzioni proprio per ciò che vi sta sotto.
Fauna e uccelli
La fauna è qui quella della Maremma: un paesaggio agricolo costiero con colline boscose alle spalle.
La fascia costiera e le sue zone umide sono la parte più ricca, e questo tratto di litorale tirrenico sta su una rotta migratoria, per cui l'avifauna cambia nettamente con la stagione.
I monti della Tolfa a sud sono il principale blocco di habitat boschivo a portata, e ospitano i rapaci e le specie forestali che i pianori aperti non hanno.
I fiumi — Marta, Arrone e Mignone — sono i fili di collegamento, che portano habitat dall'interno al mare attraverso la campagna coltivata.
Sui Monterozzi, il problema concreto di conservazione non è la fauna ma il microclima: le tombe dipinte sono sensibili all'umidità, ed è per questo che l'accesso è limitato e a rotazione.