
Palazzo Dolfin Manin
Palazzo Dolfin Manin caratteristiche del sito
Ultimo aggiornamento il 4 settembre 2026Punti salienti
Il porticato imposto dalla Repubblica
Il passaggio al piano terra è l'elemento più singolare del palazzo e non fu un'idea di Dolfin. I magistrati della Repubblica gli imposero di far proseguire la fondamenta pubblica dritta attraverso la base della sua nuova casa; obiettò e perse, e così la Riva del Carbon passa sotto l'edificio anziché aggirarlo. Resta uno dei pochissimi palazzi del Canal Grande di cui si possa attraversare il piano terra senza entrarvi.
Il primo palazzo veneziano di Sansovino
La facciata del 1538-47 applica un ordine romano a una casa veneziana: semicolonne ioniche al piano nobile, corinzie al livello superiore, pietra d'Istria bianca dappertutto. Diversi storici la considerano la prima commissione veneziana di Sansovino per un palazzo, il che ne fa il punto in cui l'edilizia domestica veneziana comincia ad apparire romana anziché bizantina.
Le stanze dell'ultimo doge
Ludovico Manin acquistò il palazzo con il fratello nel 1787, dieci anni prima di presiedere il voto con cui la Repubblica si sciolse. Vi tornò in seguito e morì in queste stanze nel 1802, fuori dalla vita pubblica: l'edificio è dunque insieme l'indirizzo di un doge e l'indirizzo in cui quella carica si estinse.
Ciò che non c'è più
I dipinti di Tiepolo commissionati dai Manin sono perduti, come lo è la biblioteca di famiglia, un tempo tra le più importanti di Venezia e dispersa nell'Ottocento. Soffitti e stucchi di Guarana, Cedini e Bison sopravvivono dal rifacimento seliano, dietro una facciata che non lascia trapelare nulla né in un senso né nell'altro.