
Basilica di Sant’Anastasia
Basilica di Sant’Anastasia cronologia storica
Ultimo aggiornamento il 23 settembre 2026La chiesa più grande di Verona richiese quasi due secoli di lavori e fu consacrata 181 anni dopo l’inizio del cantiere. La facciata non fu mai completata: è la prima cosa che si nota e la meno interessante.
Cronologia
- Il vescovo Manfredo Roberti concede ai domenicani il terreno per chiesa e convento. A un ordine di predicatori serviva spazio per la folla, non isolamento monastico: la scala di ciò che segue nasce da qui.
- Comincia la grande fabbrica. Nel 1292 il vescovo Pietro I della Scala dona altro terreno: è il patronato scaligero a rendere possibile un edificio di questa dimensione.
- Il testamento di Guglielmo da Castelbarco, datato 13 agosto, dispone qui la sua sepoltura e lascia 1.000 lire alla fabbrica. Muore l’anno seguente, quando absidi e transetto sono conclusi.
- 1433–1438 Pisanello dipinge San Giorgio e la principessa nella cappella Pellegrini: una delle poche opere superstiti del pittore che definì il gotico cortese. Sta in alto e scomoda perché fu pensata per una posizione sopra un arco, non per essere guardata agevolmente.
- Michele da Firenze completa ventiquattro rilievi in terracotta per la stessa cappella.
- Il 12 agosto Pietro da Porlezza avvia il pavimento: il tappeto geometrico in pietra rossa, bianca e grigia che percorre tutto l’edificio ed è opera originale, non un rifacimento.
- Consacrazione solenne del cardinale Giovanni Michiel il 22 ottobre, 181 anni dopo l’avvio dei lavori.
- Vengono invetriati il rosone e le finestre laterali. La chiesa è in uso da decenni: le vetrate arrivano fra le ultime cose, non fra le prime.
- Paolo Orefice scolpisce il telamone che regge l’acquasantiera: una delle due figure accovacciate all’ingresso, i gobbi, tuttora la cosa più fotografata dell’edificio.
- Il 19 marzo Napoleone sopprime i domenicani. Il convento scompare; la chiesa resta perché a una parrocchia serviva ancora.
- 1878–1881 Un restauro intensivo, seguito da altre campagne lungo gli anni Settanta e da un intervento complessivo concluso nel 2010.
Perché ha questo aspetto
È gotico italiano e non nordico: ampio, alto e quieto, con campate larghe e senza archi rampanti. I costruttori italiani risolsero lo stesso problema strutturale con murature più spesse, interassi più larghi e catene di ferro sugli archi: le barre visibili in alto sono strutturali, non aggiunte successive.
Dodici colonne monolitiche di marmo veronese dividono le navate, lucidate e non scolpite. La città disponeva di questa pietra in abbondanza e la usò dove altrove si sarebbe messo intonaco dipinto: qui il colore è la decorazione.
Poiché il rivestimento marmoreo del fronte non fu mai posato, si vede la struttura in mattoni che avrebbe dovuto nascondere e l’avvio del paramento alla base. È il disegno in sezione di come si montava davvero una facciata gotica italiana.