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Basilica di Santa Cristina in Bolsena - Goparoo

Basilica di Santa Cristina

Basilica di Santa Cristina cronologia storica

Ultimo aggiornamento il 8 ottobre 2026
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Sedici secoli di costruzione qui hanno un solo punto d'ordine: una tomba. Il cimitero cristiano fuori dalla Volsinii romana fu in uso dalla fine del III secolo, i resti di Cristina vi furono portati intorno alla metà del IV, e tutto ciò che sta in superficie è cresciuto in funzione di quel sepolcro -- e, dopo il 1263, del Miracolo Eucaristico avvenuto su un altare accanto. Un visitatore oggi scende attraverso il risultato: una facciata rinascimentale, una navata medievale spogliata, una cappella barocca, e poi la catacomba con l'altare nel suo recinto rinascimentale e, più sotto, un sarcofago forato con dentro un'urna romana.

Cronologia

  1. 264 a.C. Roma distrugge l'etrusca Velzna, dove oggi sta Orvieto, e insedia i superstiti più a valle come Volsinii. La posizione sulla Cassia Vetus, e più tardi sulla Traiana Nova, è ciò che la fa crescere, e la catacomba sta presso quella che è quasi certamente quella strada, 350 m a sud del limite urbano.
  2. fine III sec. Entra in uso il cimitero della primitiva comunità cristiana di Bolsena, in un terreno adibito a necropoli già molto prima. Resta in uso fino al primo ventennio del V secolo, ed è la catacomba in cui si entra oggi.
  3. Un vescovo della città partecipa al Sinodo Lateranense, data a cui Lanzoni anticipa l'inizio dell'episcopato volsiniese; la più antica notizia documentaria risale per il resto al 494-95. Il Foro sul Poggio Moscini registra sconvolgimenti in questi decenni, e la basilica civile viene trasformata in luogo di culto cristiano.
  4. 350 ca. I resti di Cristina sono traslati nel cimitero, dove molti erano già sepolti, e sul sepolcro sorge subito una piccola memoria monumentale. Quella memoria è il nucleo della basilichetta ipogea ancora in piedi.
  5. inizi V sec. Viene scritta la più antica redazione pervenuta della sua leggenda: la figlia undicenne di Urbano, magistrato che ne diventa il persecutore; il padre muore vedendola riemergere dal lago in cui l'aveva fatta gettare con una macina al collo; gli succede Dione, ucciso da una scheggia della statua di Apollo; Giuliano completa l'opera, e il 24 luglio il cuore di Cristina cessa di battere, trafitto dalle frecce. Il 24 è ancora il giorno della festa.
  6. VI secolo La sua immagine compare nei mosaici ravennati di Sant'Apollinare Nuovo, nel gruppo delle vergini più venerate d'Occidente. Nello stesso secolo la popolazione lascia il sito romano per due nuovi nuclei, uno dei quali sul Poggio di Santa Croce proprio sopra la basilica.
  7. 831-842 Reliquie dei santi Valentino, Ilario e Cristina sono traslate all'abbazia di Farfa sotto l'abate Sicardo, da una necropoli santuario sulla Cassia posta nella giurisdizione del monastero: possibilmente questa.
  8. ante 860 Adone, arcivescovo di Vienne, colloca nascita, martirio e sepoltura di Cristina sulle rive del lago di Bolsena nel suo Martirologio, e una bolla di Leone IV nomina due chiese a lei dedicate, di cui quella di Bolsena è la più celebre.
  9. X secolo La memoria sulla tomba viene ampliata nella piccola basilica sotterranea oggi detta Grotta di Santa Cristina. Una moneta d'argento del re Berengario della prima metà di questo secolo fu poi trovata dentro l'urna nel sepolcro.
  10. 990-994 L'Itinerario di Sigerico elenca Santa Cristina come tappa sulla via Cassia fra Acquapendente e Montefiascone. Da qui in avanti le guide dei pellegrini chiamano spesso col nome della santa sia il paese sia il lago; la via Francigena passa ancora davanti alla porta.
  11. Gregorio VII consacra la chiesa a tre navate il 10 maggio, secondo la tradizione locale, che ne attribuisce la costruzione anche alla devozione di Matilde di Canossa. La datazione all'XI secolo dell'attuale struttura è comunque abbastanza attendibile al di là dei nomi; saggi di scavo sotto la navata destra nel 1925 trovarono basi di colonne di marmo e sarcofagi di un edificio precedente, forse paleocristiano.
  12. Adriano IV acquista due mulini presso la chiesa: un papato che si interessa alla proprietà quarant'anni dopo che un documento orvietano del 1115 registra la donazione della chiesa da parte del conte Bernardo al vescovo della città umbra.
  13. Un sacerdote teutonico turbato da dubbi sulla presenza reale celebra messa sulla tomba della martire, e l'ostia sanguina sul corporale. L'altare su cui avvenne sopravvive nella catacomba, dentro un recinto rinascimentale; le reliquie andarono nella cattedrale di Orvieto e sono ancora lì.
  14. Urbano IV istituisce il Corpus Domini con la bolla Transiturus de hoc mundo -- l'11 agosto per il patriarcato di Gerusalemme, l'8 settembre per la chiesa universale -- lo fissa al giovedì dopo l'ottava di Pentecoste e affida a Tommaso d'Aquino officiatura e messa.
  15. 1493-1495 La Comunità di Bolsena e il cardinale Giovanni de' Medici pagano una nuova facciata: 400 fiorini dalla Comunità nel 1493, Francesco Buglioni accettato il 27 luglio in luogo del fratello Benedetto, vero autore del modello, e Benedetto impegnato con atto del 27 ottobre 1494 per la parte superiore e le sue terrecotte. Resta fino alla fine del 1497, e negli stessi anni realizza per il sepolcro la statua di Santa Cristina nel sonno della morte.
  16. La facciata perde l'originaria policromia. Ciò che si vede oggi è l'architettura senza il colore con cui fu progettata.
  17. Si inizia la Cappella Nuova del Miracolo, fra la catacomba e la chiesa medievale. Tommaso Mattei ne disegna il prospetto sullo scorcio del secolo; Virginio Vespignani lo completa solo nel 1863.
  18. Viene trovata la tomba di Cristina, in una campagna diretta da Giovanni Battista de Rossi ed Enrico Stevenson. La balaustrata in travertino con doppia scalinata è messa in opera allo scorcio del secolo per monumentalizzare l'area attorno, e la cripta moderna col sarcofago è costruita dopo.
  19. 1925-1930 Un restauro sotto la direzione dell'architetto Gavini e del soprintendente Carlo Pieri distrugge tutte le sovrastrutture tardo barocche in cerca delle forme originarie, demolendo e ricostruendo arbitrariamente. La navata spoglia in cui si entra è il suo risultato.

Conservazione e restauri

Le perdite di qui sono documentate da chi possiede l'edificio, il che è insolito. La storia pubblicata dal santuario registra che la campagna del 1925-1930 andò a cercare la chiesa originaria e distrusse ogni strato tardo barocco per trovarla, demolendo e ricostruendo arbitrariamente, e che con essi andarono perduti molti elementi di fondamentale importanza per la storia dell'edificio. Ne nomina l'architetto e il soprintendente. La perdita della policromia della facciata nel 1637 è registrata allo stesso modo.

La tomba è sopravvissuta perché dimenticata e poi depredata male. Il sarcofago nella cripta ha un ampio foro nella schiena, aperto da chi cercava il contenuto; ciò che hanno mancato è l'urna cineraria romana all'interno, che conservava ancora gran parte delle ossa piccole di un corpo sotto i quattordici anni e la moneta di Berengario. Il sepolcro non è stato recuperato archeologicamente fino all'estate del 1880.

Ciò che è intatto è il lavoro sotterraneo, perché nessuno l'ha ammodernato. La memoria del IV secolo sta dentro una basilichetta del X; la sua volta a botte porta affreschi probabilmente del XVI secolo e un San Pietro della seconda metà del XV; la terracotta di Buglioni con la martire nel sonno della morte, eseguita fra il 1493 e il 1497, è ancora sul sepolcro per cui fu fatta. Fotografare è vietato in tutto il percorso, per un regime di autorizzazioni gestito dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, ed è una delle ragioni per cui si conserva così.

Verificato su Basilica di Santa Cristina di Bolsena -- Santuario del Miracolo Eucaristico, ottobre 2026.