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Basilica di Santa Cristina in Bolsena - Goparoo

Basilica di Santa Cristina

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Ultimo aggiornamento il 8 ottobre 2026
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Introduzione

La basilica di Santa Cristina a Bolsena è nota soprattutto come luogo del miracolo eucaristico del 1263, soggetto della Messa di Bolsena di Raffaello nei palazzi vaticani. Fu anche il luogo di sepoltura della martire Cristina di Bolsena.

Architettura

La facciata di Santa Cristina è una sutura, e leggerla è leggere l'edificio. Le sue tre parti sono il prospetto di tre strutture distinte: il centro rinascimentale appartiene alla chiesa medievale a tre navate, il campanile a sinistra è del XIII o XIV secolo, e il corpo oltre è il prospetto della Cappella Nuova del Miracolo. La descrizione del santuario stesso è che la facciata evidenzia chiaramente, negli accostamenti, il complesso articolarsi dell'interno.

Il centro è fiorentino, e in modo preciso. È conformato a guisa di arco trionfale, con nicchie sovrapposte fra paraste binate: uno schema che rimanda a un prototipo probabilmente elaborato per il celebre concorso del 1490 per la facciata di Santa Maria del Fiore a Firenze, adattato per Bolsena dai fratelli scultori Francesco e Benedetto Buglioni, che lavoravano alla maniera dei Della Robbia. I due portali portano lunette policrome; la maggiore mostra la Vergine col Figlio e i patroni della città Cristina e Giorgio, in una composizione legata alla tradizione del Quattrocento toscano. Ciò che manca è il colore: nel 1637 il prospetto perse l'originaria policromia che lo arricchiva. Esso stesso aveva sostituito una facciata di poco anteriore, a bande di pietra bianca e grigia, che non piacque alla committenza.

Dentro, tre navate a pianta di croce latina sotto una copertura a capriate, e un interno che si legge spoglio. Il santuario è esplicito sul perché: il restauro del 1925-1930, in cerca delle forme originarie, distrusse tutte le sovrastrutture tardo barocche e demolì e ricostruì arbitrariamente, perdendo elementi di fondamentale importanza per la storia dell'edificio. Sopravvivono affreschi dal XIV al XVI secolo, con un polittico di circa il 1450 di Sano di Pietro sull'altare maggiore. Due cappelle si aprono a destra della navata: quella del Santissimo Sacramento, con un tabernacolo di Buglioni, e quella dedicata a Santa Lucia, con affreschi quattrocenteschi di Giovanni Andrea de Ferrari e un busto della santa. A sinistra della facciata è l'ingresso esterno tardo-barocco alla Cappella del Miracolo.

Sotto tutto questo l'architettura smette di essere progettata. Il livello della catacomba ospita una basilichetta ipogea nata come piccola memoria sulla tomba nel IV secolo e ampliata nella forma attuale nel X, un ampio vestibolo, la Cappella del Corpo di Cristo e la Cappella di San Michele: scavati e adattati più che costruiti, in un cimitero che c'era già.

Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo

Il sito era sepolcreto prima di essere cristiano. La catacomba sta subito fuori dell'antica area urbana, a circa 350 metri dal limite meridionale della Volsinii romana, presso una strada che è con ogni probabilità l'antica via Cassia, e in un territorio adibito a necropoli già in epoca molto precedente. Volsinii era essa stessa una fondazione romana: distrutta nel 264 a.C. l'etrusca Velzna, dove oggi sorge Orvieto, i Romani condussero i superstiti più a valle a fondare la nuova città, che prosperò sulla Cassia Vetus e più tardi sulla Traiana Nova.

Prima il cimitero, poi la tomba, poi tutto il resto. Il cimitero cristiano fu in uso fra la fine del III secolo e il primo ventennio del V. I resti di Cristina vi furono traslati intorno alla metà del IV, e sul sepolcro sorse subito una piccola memoria monumentale. Nel X secolo quella fu ampliata nella basilichetta ipogea oggi detta Grotta di Santa Cristina. Tutto ciò che sta in superficie è cresciuto in funzione della tomba nel corso di sedici secoli -- e, dal 1263, del Miracolo.

La chiesa medievale è dell'XI secolo. La tradizione locale ne attribuisce la costruzione alla devozione di Matilde di Canossa e di papa Gregorio VII, che l'avrebbe consacrata personalmente il 10 maggio 1078. Il resoconto del santuario osserva che, anche ignorando i personaggi della tradizione, la datazione all'XI secolo dell'attuale costruzione risulta abbastanza attendibile. Nei saggi di scavo del 1925, sotto le colonne della navata destra, si rinvennero strutture murarie, basi di colonne di marmo bianco, materiale archeologico e sarcofagi, certamente appartenuti a un monumento precedente, forse paleocristiano.

La facciata è denaro mediceo e progetto fiorentino, 1493-1495. La committenza fu della Comunità di Bolsena insieme al cardinale Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e Governatore Perpetuo del Patrimonio di San Pietro in Tuscia dal 1492 al 1513: il futuro Leone X, ma cardinale quando questa fu costruita. Nel 1493 la Comunità devolse allo scopo 400 fiorini e il 27 luglio accettò lo scultore Francesco Buglioni in luogo del fratello Benedetto, vero esecutore del modello; con atto del 27 ottobre 1494 Benedetto si impegnò a eseguire la parte superiore e a realizzare le immagini di terracotta da collocarvi, e il lavoro fu terminato nella prima metà del 1495. Rimase a Bolsena fino alla fine del 1497, quando in novembre eseguì una pala per il vicino abitato di San Lorenzo.

Poi la cappella, e la lunga conclusione. La Cappella Nuova del Miracolo fu edificata dal 1693 fra la catacomba e la chiesa medievale. Il suo prospetto fu disegnato sullo scorcio del Seicento da Tommaso Mattei e portato a termine solo nel 1863, da Virginio Vespignani.

E due campagne di perdita. La policromia della facciata andò nel 1637. Il restauro del 1925-1930, sotto la direzione dell'architetto Gavini e del soprintendente Carlo Pieri, si propose di recuperare le forme originarie dell'edificio e nel farlo distrusse ogni sovrastruttura tardo barocca, demolendo e ricostruendo arbitrariamente; il santuario registra che con esse andarono perduti molti elementi di fondamentale importanza per la storia dell'edificio. È per questo che l'interno oggi si legge spoglio.

Domande frequenti

Che cosa avvenne nel 1263?

Un sacerdote teutonico -- cui la tradizione attribuì poi il nome di Pietro e la città di Praga -- arrivò in pellegrinaggio turbato da dubbi sulla presenza reale. Dopo aver venerato la tomba di Cristina celebrò lì l'eucaristia, e al momento della consacrazione, mentre teneva l'ostia sopra il calice, questa apparve visibilmente arrossata di sangue che stillava sul corporale. Avvolse le specie nel corporale e si portò in sagrestia; alcune gocce caddero sui marmi del pavimento e dei gradini dell'altare.

E poi?

Andò a Orvieto, dove soggiornava Urbano IV, e confessò il suo dubbio. Il papa inviò Giacomo, vescovo di Orvieto -- accompagnato, secondo la leggenda, da Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio -- a verificare il fatto e portargli le reliquie. Si incontrarono al ponte di Rio Chiaro, oggi ponte del Sole, dove il papa era andato processionalmente incontro con il clero orvietano e una grande folla agitante rami d'ulivo. Genuflesso, Urbano IV ricevette l'ostia e i lini intrisi di sangue e li portò nella cattedrale di Orvieto. Del prete teutonico non si seppe più nulla.

È per questo che esiste il Corpus Domini?

La solennità fu istituita durante la permanenza di Urbano IV a Orvieto, con la bolla Transiturus de hoc mundo: l'11 agosto 1264 per il patriarcato di Gerusalemme e l'8 settembre per la chiesa universale, con l'incarico a Tommaso d'Aquino di stendere officiatura e messa e la data fissata al giovedì dopo l'ottava di Pentecoste.

Quanto costa la catacomba e quando si entra?

Cinque euro, tre fino a 16 anni, gratis sotto i 7. L'apertura è 9:00-12:15 e 15:30-18:00, con visite programmate alla catacomba il sabato alle 11:45 e la domenica alle 16:30. La visita parte al raggiungimento di sei paganti; i gruppi sopra 15 devono prenotare e possono scegliere qualunque orario d'apertura.

Si possono fare fotografie?

Non in catacomba. L'autorizzazione arriva solo dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, richiede domanda scritta venti giorni prima e costa 160 euro al giorno con un fossore presente.

Quanti anni aveva Cristina?

Le fonti qui usate non concordano del tutto. La leggenda agiografica, la cui redazione più antica pervenuta risale agli inizi del V secolo, la presenta come figlia undicenne di Urbano, magistrato della città, che ne divenne il persecutore. La pagina del santuario sulla catacomba la dice dodicenne martire della grande persecuzione di Diocleziano, agli inizi del IV secolo. Le ossa trovate nell'urna erano di un corpo di età inferiore ai quattordici anni.

Chi pagò la facciata?

La Comunità di Bolsena e i Medici. La committenza fu della Comunità insieme al cardinale Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e Governatore Perpetuo del Patrimonio di San Pietro in Tuscia dal 1492 al 1513, poi papa Leone X ma allora cardinale. La Comunità devolse 400 fiorini nel 1493, e il lavoro andò dal 1493 al 1495.

Perché l'interno è così spoglio?

Un restauro del 1925-1930 si propose di recuperare le forme originarie e distrusse tutte le sovrastrutture tardo barocche, demolendo e ricostruendo arbitrariamente. Il santuario registra che con esse andarono perduti molti elementi di fondamentale importanza per la storia dell'edificio.

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