
Arena di Verona
Arena di Verona Cronologia Storica
Ultimo aggiornamento il 23 settembre 2026L’Arena è il terzo anfiteatro romano per dimensioni ancora in piedi e l’unico a non essere mai uscito d’uso. L’anello esterno è quasi del tutto scomparso — ne restano quattro arcate, l’Ala — perciò ciò che si ha davanti facendo la fila è la facciata interna che il muro esterno un tempo nascondeva. Quasi ogni data qui sotto è un danno o la risposta a un danno.
Cronologia
- Metà del I secolo d.C. Costruita appena fuori dalle mura, in terreno libero: dentro la maglia romana non c’era spazio. Per questo sorge sul bordo di piazza Bra e non al centro della città antica, ed è per questo che la piazza attorno è il più ampio spazio aperto di Verona. Conteneva circa 30.000 persone.
- 69 d.C. È già in piedi quando Vespasiano fortifica la città: è il primo punto fermo della sua esistenza, e la ragione per cui la data di costruzione può essere circoscritta.
- Gallieno rifà le mura e aggiunge un tratto difensivo che porta l’anfiteatro dentro la città. Da quel momento il pubblico esce da un monumento romano e si ritrova direttamente a Verona.
- Una piena dell’Adige danneggia la struttura. Il fiume, non la guerra, è la minaccia ricorrente più antica per l’Arena.
- Il catastrofico terremoto del 3 gennaio, un anno dopo una prima scossa nel 1116. L’anello esterno crolla quasi per intero: restano solo le quattro arcate dell’Ala, e tutto ciò che oggi si vede dalla piazza è il secondo anello, esposto per la prima volta.
- Un incendio devasta la città e il marmo dell’Arena viene cavato per ricostruirla. È qui — non in un lento degrado — che è finito l’anello esterno crollato.
- Gli statuti comunali fissano il primo impegno formale della città a mantenere l’edificio. L’Arena smette di essere una cava e diventa una responsabilità.
- A maggio viene approvato un restauro; la peste lo interrompe nel 1575 e il Comune riscatta interamente l’Arena nel 1586. Da qui comincia l’andamento a singhiozzo dei due secoli successivi.
- Scipione Maffei pubblica il primo grande studio scientifico, e nell’anno seguente lo scavo libera l’interno da 120 cm di terra accumulata. La quota su cui oggi si cammina è il risultato di quello scavo.
- Gli abitanti vengono allontanati dalle arcate e quarantadue di esse sono destinate a deposito. L’edificio smette di essere abitato: per secoli gli archi avevano ospitato botteghe e case.
- Aida è la prima opera rappresentata in Arena e inaugura il Festival areniano, che da allora si è ripetuto ogni anno tranne che durante le guerre. L’acustica che lo rende possibile — voci non amplificate che arrivano all’ultimo ordine — è una proprietà della geometria romana, non di qualcosa di aggiunto.
- I cinque pilastri verticali dell’Ala vengono post-tesi con cavi d’acciaio, e di nuovo nel 1956. Il frammento superstite più fragile dell’anello esterno è tenuto su da ingegneria novecentesca.
- L’Arena ospita la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali e quella di apertura dei Paralimpici.
Cosa è sopravvissuto, e come
I quarantaquattro ordini di gradinate in calcare rosato della Valpolicella accolgono circa 22.000 persone nella stagione estiva, contro le circa 30.000 stimate in epoca romana. La riduzione è un limite di sicurezza moderno, non una perdita di posti.
Le arcate sono state in uso per quasi tutta la vita dell’edificio — botteghe, abitazioni, depositi — ed è in buona parte il motivo per cui è sopravvissuto. Una struttura che serve a qualcuno è una struttura che qualcuno mantiene, e lo sgombero del 1820 segna la fine di quella lunga occupazione senza gloria, non l’inizio dell’importanza dell’Arena.