Palazzi Barbaro
Palazzi Barbaro Cronologia Storica
Ultimo aggiornamento il 4 settembre 2026Origini
Il più antico dei due palazzi fu costruito nel 1425 da Giovanni Bon, uno dei principali lapicidi veneziani, per la famiglia Spiera. Nel 1465 Zaccaria Barbaro, procuratore di San Marco, ne acquisì la proprietà, dando all'edificio il nome di famiglia che porta da allora.
Punti di svolta
Tra il 1694 e il 1698 l'architetto Antonio Gaspari ampliò la residenza con una nuova ala barocca, edificata con il consenso della vicina famiglia Tagliapietra. L'aggiunta dotò i Barbaro di una grande sala da ballo, ornata di stucchi barocchi e di dipinti di soggetto romano, tra cui il Ratto delle Sabine di Sebastiano Ricci e opere di Giovanni Battista Piazzetta. Nel Settecento fu ricavata una biblioteca al terzo piano, con il soffitto coronato dalla Glorificazione della famiglia Barbaro di Giovanni Battista Tiepolo, dipinto che si trova oggi al Metropolitan Museum of Art di New York e non più nel palazzo.
Personaggi influenti
Nel 1881 lo statunitense Daniel Sargent Curtis -- parente del pittore John Singer Sargent -- prese in affitto il palazzo, per acquistarlo poi nel 1885. Curtis e la moglie Ariana restaurarono l'edificio e ne fecero un polo di attrazione per artisti e scrittori statunitensi ed europei di passaggio a Venezia: vi soggiornarono Henry James, James Whistler, Robert Browning, Claude Monet ed Edith Wharton. Lo stesso Sargent ritrasse la famiglia Curtis nel salone del palazzo nell'opera del 1898 An Interior in Venice, e il pittore Anders Zorn vi eseguì nel 1894 il ritratto di Isabella Stewart Gardner.
Evoluzione culturale
Henry James terminò qui il romanzo Il carteggio Aspern, e più tardi si ispirò direttamente all'interno della sala da ballo barocca per una scena centrale de Le ali della colomba. Il legame è sopravvissuto allo scrittore stesso: il palazzo fu usato come set per l'adattamento cinematografico del 1997 de Le ali della colomba e per quello televisivo del 1981 di Ritorno a Brideshead.
Significato attuale
I Palazzi Barbaro restano proprietà privata, tuttora legata al restauro originario della famiglia Curtis, e non sono di norma aperti al pubblico; ma la loro facciata sul Canal Grande e il ruolo avuto nel plasmare l'immagine di Venezia di intere generazioni di scrittori e artisti ne fanno uno degli indirizzi privati più ricchi di storie della città.