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Sacro Bosco in Bomarzo - Goparoo

Sacro Bosco

Sacro Bosco caratteristiche del sito

Ultimo aggiornamento il 8 ottobre 2026
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Sacro Bosco site plan

La statua

Il Sacro Bosco si stende sul fondo di una valle boscosa sotto il castello Orsini di Bomarzo, e la prima cosa da capire è che non ha un impianto. Le sculture sono sparse fra gli alberi invece che disposte, quasi tutte più grandi del vero, e molte furono ricavate direttamente dagli affioramenti di roccia là dove quegli affioramenti stavano: così le figure si trovano alla quota che la pietra ha concesso, mezze sprofondate, inclinate, rivolte dalla parte in cui correva il masso. Il terreno fra l'una e l'altra è in gran parte brullo.

Il percorso

Nella valle si scende, non la si percorre. Accanto alle sculture furono incisi versi in italiano -- il primo di Annibal Caro nel 1564, altri di Bitussi e di Cristoforo Madruzzo -- e alcuni si sono erosi fino a diventare illeggibili: diverse figure non portano più l'unica cosa che doveva spiegarle.

I pezzi forti arrivano uno alla volta, senza nulla che li leghi: Pegaso che si leva da una fontana; due sirene; una balena; due orsi; un drago assalito dai leoni; l'elefante di Annibale con un legionario romano stretto nella proboscide; Cerbero; una tartaruga che porta sul guscio una donna alata; un gigante che fa a pezzi un uomo; un tritone in una nicchia; Cerere due volte, seduta e in piedi, una delle due a terra con un vaso di verzura in equilibrio sul capo; una ninfa dormiente; Afrodite; e una dispersione di frutti colossali, pigne e vasche. C'è un piccolo teatro scavato apposta.

La bocca

La figura per cui tutti vengono è l'Orco, una testa scavata nella roccia con la bocca spalancata quanto basta per entrarci. Sul labbro superiore è inciso OGNI PENSIERO VOLA, e l'intaglio mantiene la promessa: la camera è sagomata in modo che un sussurro pronunciato dentro si senta distintamente da chi sta ai piedi della scala, fuori. Un tempo vi si mangiava: una tavola era apparecchiata dentro la bocca, così che i commensali mangiassero ed essere mangiati nello stesso momento.

I due edifici

Accanto a un cancello d'uscita monumentale sta la Casa Pendente, una casina simile a una torretta costruita deliberatamente fuori piombo. In cima al giardino sta il Tempietto dell'Eternità, un ottagono che mescola modi classici, rinascimentali ed etruschi.

Punti salienti

La bocca dell'Orco

La figura per cui Bomarzo è nota: una testa scavata nella roccia con la bocca aperta quanto basta per entrarvi, e sul labbro superiore inciso OGNI PENSIERO VOLA. La camera retrostante è sagomata in modo che un sussurro pronunciato dentro si senta chiaramente dai piedi della scala all'esterno. Fu usata come sala da pranzo, il che, come osserva lo storico dell'arte Luke Morgan, metteva i commensali nella condizione di mangiare e di essere mangiati insieme; e la bocca è solo il frammento di un corpo, il che la rende grottesca e non semplicemente grande.

L'elefante di Annibale

Un elefante da guerra con un legionario romano afferrato e stritolato nella proboscide: una delle dichiarazioni più nette dell'intenzione del parco, che era stupire e non piacere.

La Casa Pendente

Una piccola casina simile a una torretta accanto a un cancello d'uscita monumentale, costruita apposta fuori piombo e dedicata al cardinale Cristoforo Madruzzo, amico di Vicino Orsini e della moglie e uno dei tre poeti i cui versi furono incisi accanto alle sculture.

Il Tempietto dell'Eternità

In cima al giardino: un edificio ottagonale che mescola modi classici, rinascimentali ed etruschi, eretto in memoria di Giulia Farnese, la cui morte è la ragione per cui il giardino esiste. Oggi custodisce le tombe di Giovanni Bettini e Tina Severi, i proprietari novecenteschi che restaurarono il parco.

I versi incisi

Versi allusivi in italiano incisi nella pietra accanto alle sculture: il primo di Annibal Caro nel , altri di Bitussi e del cardinale Cristoforo Madruzzo. Diversi si sono erosi fino a diventare illeggibili, ed è per questo che così poco della spiegazione che il giardino dava di sé è sopravvissuto.

Cerere, due volte

Due figure della dea, una seduta e una in piedi. Quella seduta sta a terra con un vaso di verzura in equilibrio sul capo: il genere di composizione che rende il simbolismo del parco arcano e non soltanto insolito.

Il bestiario

Pegaso che si leva da una fontana, due sirene probabilmente da intendersi come Proserpina, una balena, due orsi, un drago assalito dai leoni, Cerbero, Proteo con le armi degli Orsini, una tartaruga con una donna alata sul guscio, un tritone in una nicchia, una ninfa dormiente, Afrodite, un gigante che fa a pezzi un uomo, e fra loro frutti colossali, pigne e vasche.

Il teatro

Un piccolo teatro della Natura, ricavato nel giardino fra le figure.