
Montagna Spaccata e la Grotta del Turco
Montagna Spaccata e la Grotta del Turco caratteristiche del sito
Ultimo aggiornamento il 8 ottobre 2026Il canyon
Il santuario della Santissima Trinità, detto anche della Montagna Spaccata, sta sulla fiancata occidentale di Monte Orlando sopra il quartiere di Serapo, a Gaeta. L'ente parco descrive il sito con esattezza: un costone roccioso del monte caratterizzato da due fenditure verticali adiacenti della roccia a picco sul mare. Il nome viene da loro.
Le due fenditure
La prima dà origine alla Grotta del Turco, pochi passi a sinistra dell'ingresso del complesso: una grotta che termina direttamente nel mare, dove le onde lavorano sulla luce. La seconda ospita la Cappella del Crocifisso, edificata nel XVI secolo su un grosso masso che, secondo alcune ricostruzioni storiche, nel 1434 si staccò dall'alto e andò a incastrarsi fra le pareti, al di sopra dell'ingresso sul mare della grotta.
Le scalinate
A entrambe si arriva per scale scavate nella roccia. La Grotta del Turco era un tempo visitabile tramite una lunga scalinata che scendeva fino al mare; il percorso è stato in seguito accorciato per ragioni di sicurezza, ma permette comunque di arrivare dove i riflessi sono lo spettacolo. Scendendo verso la cappella del Crocifisso, sulla parete rocciosa destra, si notano un distico latino e di fianco la cosiddetta Mano del Turco: sembra l'impronta di una mano premuta nella pietra ed è, dice l'ente parco, un fenomeno carsico dovuto allo scorrimento dell'acqua piovana all'interno delle rocce.
La chiesa
Barocca, a una sola navata con volta a botte lunettata e diverse cappelle laterali. L'abside quadrangolare ospita l'altare maggiore novecentesco, sormontato da una tela di Raimondo Bruno di circa il 1850 con la Madonna e Sant'Erasmo che affidano Gaeta alla protezione della Santissima Trinità. Il santuario fu edificato nell'XI secolo dai monaci benedettini, e la fisionomia attuale è frutto dei restauri ottocenteschi dei padri alcantarini. Oggi è retto dai missionari del P.I.M.E.
Punti salienti
La Grotta del Turco
La prima delle due fenditure, che si apre pochi passi a sinistra dell'ingresso e termina direttamente nel mare, dove le onde lavorano sulla luce. La scalinata che vi scende arrivava un tempo all'acqua ed è stata accorciata per sicurezza.
La Cappella del Crocifisso sul suo macigno
Edificata nel XVI secolo dentro la seconda fenditura, su un grosso blocco che -- secondo alcune ricostruzioni -- cadde dall'alto nel 1434 e si incastrò fra le pareti, sopra l'ingresso sul mare della grotta. Una scalinata vi scende.
La Mano del Turco
Sulla parete destra scendendo, accanto a un distico latino: una forma che si legge come una mano premuta nella pietra. L'ente parco la identifica come fenomeno carsico dovuto allo scorrimento dell'acqua piovana dentro la roccia. La leggenda vuole un marinaio turco, scettico sulla storia della spaccatura, che appoggiò la mano alla roccia, la quale miracolosamente si ammorbidì e ne conservò l'impronta.
La faglia
Ciò che il luogo è davvero. Le pagine del parco della Regione Lazio lo dicono senza giri di parole: la famosa Montagna Spaccata altro non è che una faglia, una rottura delle rocce con movimento delle parti, il meccanismo che genera anche i terremoti.
La tela di Raimondo Bruno
Sopra l'altare maggiore novecentesco nell'abside quadrangolare: la Madonna e Sant'Erasmo che affidano Gaeta alla protezione della Santissima Trinità, dipinta intorno al 1850.
L'eremo di San Filippo Neri
Un giaciglio in pietra dentro la Montagna Spaccata, ancora noto col suo nome. Una veneranda tradizione popolare vuole che Filippo Neri abbia vissuto nella fenditura; è uno dei visitatori che il parco registra, insieme a papa Pio IX e ai santi Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio, Paolo della Croce e Gaspare del Bufalo.