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Montagna Spaccata e la Grotta del Turco in Gaeta - Goparoo

Montagna Spaccata e la Grotta del Turco

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Ultimo aggiornamento il 8 ottobre 2026
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Introduzione

Sul versante a mare del Monte Orlando, a Gaeta, la roccia è spaccata, e nella fenditura stanno un santuario e una grotta marina. Il santuario della Santissima Trinità è ricordato già nell'XI secolo ed ebbe fra i suoi visitatori Francesco d'Assisi e Filippo Neri. Da lì si raggiunge la Grotta del Turco, una cavità che si apre direttamente sul mare, dove le onde lavorano sulla luce.

Geografia e Importanza

Monte Orlando è un promontorio tondeggiante che si protende nel Golfo di Gaeta e termina con una falesia a picco sul mare: l'estrema propaggine verso il mare della catena dei Monti Aurunci. La vicinanza all'acqua determina un clima che cambia nel giro di poche centinaia di metri e sostiene associazioni vegetali che altrimenti non starebbero accanto. L'area protetta copre 59 ettari terrestri e 30 marini.

La parete di falesia è una sezione degli Aurunci: una pila di strati carbonatici, calcari dove prevale il carbonato di calcio e dolomie dove vi si unisce il magnesio, deposti in un mare del Cretaceo circa 135 milioni di anni fa in condizioni che il parco paragona alle piattaforme coralline delle Bahamas, e sollevati dallo scontro africano-eurasiatico a partire da 65 milioni di anni fa. Le fratture lasciate da quel sollevamento sono visibili lungo tutte le falesie, e la Montagna Spaccata è la maggiore: una faglia, con movimento fra le due parti. Acqua piovana ed erosione delle onde hanno scavato il resto: grotte, cavità, crepacci, la Grotta del Turco.

La vegetazione si ordina in quattro forme. Il bosco occupa il settore nord-occidentale, prevalentemente a lecci, con pini e roverelle da un rimboschimento di circa il 1850 in periodo borbonico e un buon numero di olivi lasciati dalla vecchia agricoltura. La macchia bassa è rigenerata da ceppaia dopo gli incendi che precedettero la protezione. Tutto il settore esposto a sud, arido, fortemente insolato e battuto dai venti, è degradato a gariga. E le falesie stesse, inaccessibili, portano una vegetazione conservatasi quasi inalterata: ed è per questo che le rarità stanno tutte sulla parete.

L'uso umano ha segnato il promontorio dall'epoca romana e non si è fermato fino alla Seconda guerra mondiale: bastioni, polveriere, depositi di munizioni e piazzole di sparo sono sparsi nel parco accanto ai resti romani, e la vegetazione ne ha inevitabilmente sofferto. La lettura del parco è che adesso esistono i presupposti perché torni gradualmente verso il suo stadio originario.

Biodiversità

L'ente parco riconosce quattro forme vegetazionali caratteristiche su Monte Orlando, a Gaeta -- bosco, macchia bassa, gariga e vegetazione rupestre -- in un promontorio di 59 ettari terrestri, perché il clima cambia nel giro di poche centinaia di metri.

Il bosco

Nord-occidentale, prevalentemente di lecci. Pini e roverelle ci sono per un rimboschimento effettuato intorno al 1850 durante il Regno borbonico, e un buon numero di olivi segna la vecchia agricoltura. Compaiono anche i carrubi, impiantati con finalità militari: le loro bacche sono appetitissime ai cavalli. I settori più umidi favoriscono alloro e biancospino, e ospitano esemplari importanti di mirto e lentisco che, per la minore esposizione al sole, hanno tratti distintivi diversi dagli stessi arbusti altrove sul monte. Tra le rampicanti, edera, asparagina, smilace, Rubia peregrina e vitalba.

Macchia bassa e gariga

La macchia bassa è stata condizionata dagli incendi succedutisi prima della messa in protezione, e quasi tutto ciò che vi sta è nato da rigenerazione da ceppaia. Erica arborea e corbezzolo popolano densamente i terreni sub-acidi e scompaiono dove l'acidità diminuisce; i terreni calcarei ospitano la copertura più degradata, mirti, lentischi, cisti e ampelodesme in cuscini discontinui. Il versante sud, arido, fortemente insolato ed esposto ai venti, è gariga: lentischi, eriche, cisti marini, ginestre spinose, rari carrubazzi e terebinti. Quelle condizioni sfavorevoli producono anche piante localmente esclusive -- Ornithogalum arabicum, gladioli, numerosi agli -- e la gariga è ambiente d'elezione di molte orchidee, fra cui la rara Spiranthes spiralis, l'unica europea a fioritura autunnale.

Le piante di falesia

L'inaccessibilità delle falesie le ha conservate quasi del tutto inalterate. Sulla parete a picco cresce il pino d'Aleppo, di cui studi recenti hanno dimostrato il carattere autoctono. Importanti le palme nane, autoctone dell'Europa continentale e ultimi esemplari scampati a chi le ha depredate per ornare giardini privati. C'è anche la Lavatera maritima, il raro Convolvulus siculum -- diffuso in Sicilia e Sardegna, rarissimo nell'Italia continentale -- e, di straordinaria rarità, l'Asplenium petrarchae, una felce che vive in piccolissime fessure. Infine la rara Daphne sericea, la lavandula, il rosmarino, la ferula, l'elicriso, la cineraria, la barba di Giove, l'euforbia arborea e il finocchio marino.

Fauna

Il promontorio sopra Gaeta è un approdo sulle rotte dell'avifauna migratoria verso le coste tirreniche, e l'inaccessibilità di alcuni dei suoi ambienti rupestri ne fa un sicuro riparo per la fauna stanziale. Qui ci sono gli uccelli, da vedere; lo dice il parco.

Di passo

In primavera e in autunno: rondini, rondoni, upupe, gruccioni, albanelle, cicogne, falchi pecchiaioli, aironi cenerini, garzette, falchi di palude e nibbi.

Stanziali

Consistenti popolazioni di gabbiani e cormorani, che riposano sulle scogliere dopo intense battute di pesca, più martin pescatori, picchi muraioli e diversi passeriformi. Meno diffusi ma presenti in buon numero gheppi, poiane e falchi pellegrini. Nei boschi l'orecchio attento coglie il tipico verso soffiante del barbagianni, e il silenzio notturno è rotto da assioli, civette e, in misura minore, allocchi: versi che la credenza popolare ha lungamente ritenuto premonizione di disgrazie e che sono in realtà il suono del controllo locale sulle popolazioni di roditori.

A terra, e sott'acqua

La fauna terrestre è limitata dalla forte antropizzazione circostante: il toporagno, la crocidura, il topo campagnolo e -- stranamente, non essendo il suo ambiente d'elezione -- il ghiro. Fra rettili e anfibi, la lucertola muraiola, la luscengola e il biacco; la rana verde, il rospo comune e la raganella. Lo specchio di mare davanti alle falesie, fra gli scogli affioranti e su fondali profondi anche oltre 30 metri, ospita numerosi organismi della flora e della fauna marine: alcuni molto comuni in Mediterraneo, altri -- dice il parco -- vere sorprese.

Accessi e Percorsi

Al santuario di Gaeta tutto è scale in una fenditura stretta. Alla Cappella del Crocifisso si scende per una scalinata che entra nella seconda fenditura; sulla parete destra, scendendo, stanno il distico latino e la Mano del Turco. La Grotta del Turco ha la propria discesa, ed è questa la cosa da sapere prima di arrivare: la lunga scalinata che scendeva fino al mare è stata accorciata per sicurezza, perciò il percorso si ferma prima dell'acqua pur arrivando dove la luce sulle onde è il motivo della visita.

Il santuario sta sulla fiancata occidentale di Monte Orlando sopra Serapo. Il parco circostante è percorso da itinerari segnati, fra cui il Sentiero delle Falesie dal santuario alle polveriere e il percorso CAI LH17 di Monte Orlando, cosicché al sito si arriva a piedi dall'interno del parco come dalla città. Il mare davanti alle falesie è aperto alle immersioni, e il parco organizza anche uscite in canoa alla Grotta del Turco: è l'unico modo di vederla dall'acqua ora che le scale si fermano più in alto.

Domande frequenti

Che cosa ha spaccato davvero la montagna?

Una faglia. Le pagine del parco della Regione Lazio affermano che la Montagna Spaccata è una rottura delle rocce con movimento delle parti, lo stesso meccanismo che produce i terremoti. La tradizione devota del luogo, che il parco registra come non confermata, vuole che un terremoto nell'istante della morte di Cristo abbia originato le fenditure.

La Mano del Turco è un'impronta?

No. L'ente parco la identifica come fenomeno carsico dovuto allo scorrimento dell'acqua piovana dentro la roccia, che a prima vista somiglia a una mano premuta nella pietra. La leggenda vuole un marinaio turco scettico che si appoggiò a una roccia ammorbiditasi sotto il palmo.

Si scende ancora al mare nella Grotta del Turco?

Non a piedi. Una lunga scalinata arrivava un tempo all'acqua; è stata accorciata per ragioni di sicurezza. Il percorso ridotto arriva comunque dove si vedono i riflessi della luce sulle onde, e il parco organizza uscite in canoa alla grotta per chi la voglia dal livello del mare.

Si paga l'ingresso?

No. L'ente parco afferma che il santuario, retto dai missionari del P.I.M.E., è liberamente visitabile.

Perché c'è una cappella dentro la crepa?

Perché vi è caduto un macigno. Secondo alcune ricostruzioni storiche un grosso blocco si staccò dall'alto nel 1434 e si incastrò fra le pareti della seconda fenditura, sopra l'ingresso sul mare della grotta; nel XVI secolo vi fu edificata la Cappella del Crocifisso.

Quanto è antico il santuario?

Il santuario di Gaeta è attestato già nell'XI secolo e fu edificato dai monaci benedettini. La fisionomia attuale è frutto dei restauri ottocenteschi dei padri alcantarini.

Qual è la stagione migliore?

Primavera o autunno, per il passo migratorio sul promontorio: il parco lo definisce l'aspetto più rilevante della fauna del sito.

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