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Montagna Spaccata e la Grotta del Turco in Gaeta - Goparoo

Montagna Spaccata e la Grotta del Turco

Montagna Spaccata e la Grotta del Turco cronologia storica

Ultimo aggiornamento il 8 ottobre 2026
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La storia di questo luogo comincia in un mare tropicale basso e finisce con una scalinata accorciata per sicurezza. La falesia è roccia carbonatica del Cretaceo, sollevata fuori dall'acqua dallo scontro di due continenti e poi rotta; la Montagna Spaccata è una di quelle rotture -- una faglia, con movimento fra le parti, come afferma senza giri di parole l'ente parco della Regione Lazio. Tutto ciò che qui è stato costruito è stato costruito dentro quella crepa, e ciò davanti a cui il visitatore si trova è la fenditura stessa, con incastrata dentro una cappella del Cinquecento su una roccia caduta nel 1434.

Cronologia

  1. 135 Ma ca. Strati carbonatici si accumulano in un mare basso e cristallino del Cretaceo, in condizioni confrontabili con le piattaforme coralline delle Bahamas, mentre alghe, molluschi e organismi monocellulari fissano il calcio e le loro parti dure si depositano col fango. Sono i calcari e le dolomie oggi impilati nella parete di falesia.
  2. 65 Ma ca. Le placche africana ed eurasiatica si scontrano e inizia l'orogenesi, che porta all'emersione dei sedimenti marini prima come isole e poi come catene montuose, con sollevamenti, compressioni, sovrapposizioni, pieghe e rotture. Monte Orlando è l'estremità marina della catena che ne è risultata, e le fratture sono visibili lungo tutta la falesia.
  3. 22 a.C. Il mausoleo di Lucio Munazio Planco, console nel 42 a.C., viene costruito in cima a Monte Orlando, entro la sua villa sul golfo. Il monumento cilindrico in travertino è alto 13,20 m e ha un diametro di 29,50 m, ed è ancora lì, in una radura a 168 m.
  4. XI secolo I monaci benedettini edificano nella fenditura il santuario della Santissima Trinità. È attestato dall'XI secolo, e il complesso che oggi porta quel nome è cresciuto da lì.
  5. Un macigno si stacca dai costoni sovrastanti e si incastra fra le pareti della seconda fenditura, sopra l'ingresso della grotta dal mare. È ancora incastrato lì, e porta una cappella.
  6. XVI secolo Sul macigno viene edificata la Cappella del Crocifisso, raggiungibile per una scalinata scavata nella fenditura. Scenderla è il modo in cui si vedono il distico latino e la Mano del Turco sulla parete destra.
  7. Andrea Doria, ammiraglio di Carlo V, sconfigge una flotta francese nelle acque di Gaeta e consegna la città all'imperatore, cui segue una nuova e più ampia cinta che ingloba Monte Orlando. L'edilizia militare sul promontorio continua da qui alla Seconda guerra mondiale, e bastioni, polveriere, depositi di munizioni e piazzole di sparo sono sparsi nel parco.
  8. 1850 ca. Il Regno borbonico rimboschisce il promontorio, ed è la ragione per cui fra i lecci del bosco nord-occidentale crescono pini e roverelle. Negli stessi anni Raimondo Bruno dipinge la Madonna e Sant'Erasmo che affidano Gaeta alla Santissima Trinità, la tela oggi sopra l'altare maggiore.
  9. XIX secolo I padri alcantarini restaurano il santuario. La navata unica barocca con volta a botte lunettata e cappelle laterali è il volto che le hanno dato.
  10. Il porto di assegnazione della nave ammiraglia della Sesta Flotta statunitense si trasferisce a Gaeta e su Monte Orlando vengono impiantate le strutture di supporto. La base NATO sul promontorio è stata poi trasferita a una struttura a terra, e il terreno militare che occupava è dentro il parco.
  11. La legge regionale 47 del 22 ottobre pone l'area in protezione, a seguito delle istanze di associazioni ambientaliste e di numerosi cittadini. Diventa Parco Regionale Urbano, oggi 59 ettari terrestri e 30 marini sotto l'Ente Parco Riviera di Ulisse.
  12. La legge regionale 17 del 31 dicembre rinnova la protezione. È sotto questa norma che opera l'ente parco che pubblica il registro delle aree a rischio di frana, organizza le uscite guidate in canoa alla Grotta del Turco e afferma che il santuario è liberamente visitabile.

Conservazione e restauri

Qui non si è tanto restaurato quanto gestito attorno. La roccia continua a muoversi: un blocco cadde nel 1434 e divenne una fondazione, e il parco mantiene oggi un registro pubblico delle aree a rischio di frana dentro Monte Orlando. L'unica conseguenza visibile per un visitatore è la scalinata della Grotta del Turco, che scendeva fino all'acqua ed è stata accorciata per ragioni di sicurezza. Il percorso ridotto arriva comunque dove la luce sulle onde è tutto l'effetto; il resto si raggiunge in canoa, e il parco organizza le uscite.

L'edificio è stato trattato con leggerezza. La fondazione benedettina dell'XI secolo fu restaurata dai padri alcantarini nell'Ottocento, da cui l'interno barocco attuale, e l'altare maggiore è del Novecento. Il santuario è retto dai missionari del P.I.M.E. e l'ingresso è libero.

Ciò che la protezione ha davvero salvato sta sulla parete di falesia. Le palme nane di qui sono le ultime di una popolazione autoctona dell'Europa continentale scampate all'estirpazione per i giardini privati; l'inaccessibilità delle falesie ha conservato una vegetazione quasi inalterata, compreso un pino d'Aleppo che studi recenti hanno mostrato autoctono e l'Asplenium petrarchae, felce che vive in piccolissime fessure. Gli incendi precedenti la protezione hanno plasmato la macchia bassa, e quasi tutto ciò che vi cresce è rigenerato da ceppaia.

Verificato su Regione Lazio -- Aree Naturali Protette, ottobre 2026.