
Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio
Scopri Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio
Ultimo aggiornamento il 5 ottobre 2026Introduzione
Sant'Ignazio di Loyola ha il soffitto più famoso di Roma che non stia in Vaticano, e la sua parte più celebre è una copia.
La chiesa fu costruita su progetto di un gesuita. Fu eretta su disegno del matematico gesuita Orazio Grassi, in base ai progetti di Carlo Maderno e altri, e a spese del cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV, come ricorda l'iscrizione sulla facciata.
Il fronte è una citazione voluta. La facciata è ispirata a quella della vicina chiesa del Gesù, con due ordini di lesene e di colonne corinzie, un finestrone, nicchie a timpano e cartelle.
Dentro, la pianta è semplice e le superfici no. L'interno è a croce latina con tre cappelle per lato, intercomunicanti, e la policromia dei marmi, gli stucchi, la decorazione pittorica e la ricchezza degli altari conferiscono all'insieme una fastosa sontuosità.
La volta della navata è opera di un fratello gesuita. Andrea Pozzo, dell'Ordine gesuitico, vi dipinse L'ascesa di Sant'Ignazio in Paradiso.
E la cupola non è una cupola. All'incrocio del transetto il Pozzo dipinse una finta cupola: una tela di 13 metri di diametro su cui realizzò l'effetto prospettico di un'architettura che non c'è. L'originale, compiuto nel 1685, fu distrutto da un incendio. Ciò che si guarda oggi fu riprodotto fedelmente nel 1823 da Francesco Manno, sulla base dei disegni e degli studi lasciati dal Pozzo.
È gratuita e resta aperta fino a tardi. Turismo Roma pubblica l'apertura dal lunedì alla domenica, 9.00-23.30.
Architettura
Qui l'architettura è in parte reale e in parte dipinta, e la parte dipinta è quella famosa.
La facciata è una copia con uno scopo. È ispirata a quella del vicino Gesù: due ordini di lesene e di colonne corinzie, arricchiti da un finestrone, nicchie a timpano e cartelle. L'impianto gesuitico era diventato un tipo riconoscibile, e questo fronte ne dichiara l'appartenenza.
La pianta è una croce latina con cappelle laterali collegate. Ce ne sono tre per lato, intercomunicanti: i fianchi della navata si leggono come una catena di piccoli spazi.
Il sistema decorativo è marmo, stucco e pittura che lavorano insieme. La policromia dei marmi, gli stucchi, la decorazione pittorica e la ricchezza degli altari sono ciò che la città sottolinea, e insieme producono una superficie senza alcun fondo neutro.
L'incrocio è l'evento architettonico, ed è una tela. La finta cupola del Pozzo misura 13 metri di diametro, è piatta e porta un'architettura dipinta calcolata per leggersi come calotta da un unico punto di vista sul pavimento della navata.
La volta della navata fa lo stesso gioco in lungo. L'Ascesa di Sant'Ignazio in Paradiso porta l'architettura costruita verso quella fittizia e poi verso il cielo aperto, così la sutura fra pietra e pittura è volutamente difficile da trovare.
E la cosa da ricordare è la data della superficie. La tela della cupola è la riproduzione del Manno, del 1823, non l'originale del Pozzo del 1685.
Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo
La progettò un matematico, e nel soffitto si vede. La chiesa fu eretta su disegno del matematico gesuita Orazio Grassi, che lavorò in base ai progetti di Carlo Maderno e altri.
La pagò un solo cardinale. La spesa fu sostenuta dal cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV, come ricorda l'iscrizione sulla facciata: il finanziamento è scritto sull'edificio.
La cupola fu risolta dipingendola invece che costruendola. Anziché alzare una calotta sull'incrocio, il Pozzo ne fornì una come tela di 13 metri di diametro, sulla quale realizzò l'effetto prospettico di un'architettura fittizia.
Ed è la stessa soluzione che l'ha resa sostituibile. Una cupola dipinta su tela può bruciare, e questa bruciò — ma poté essere riprodotta nel 1823 da Francesco Manno sulla base dei disegni e degli studi lasciati dal Pozzo. Una cupola costruita non si sarebbe potuta restituire allo stesso modo da dei disegni.
La decorazione fu eseguita da un membro dell'ordine. Andrea Pozzo era fratello dell'Ordine gesuitico: il pittore della volta stava dentro l'istituzione che lo commissionava.
Domande frequenti
Si paga? No. È una chiesa gesuitica in attività, gratuita, senza nulla da prenotare.
Quali sono gli orari? Turismo Roma pubblica dal lunedì alla domenica, 9.00-23.30: molto più tardi di quasi ogni altra chiesa romana.
La cupola è vera? No. È una tela piatta di 13 metri di diametro, dipinta da Andrea Pozzo con l'effetto prospettico di un'architettura inesistente.
È l'originale del Pozzo? No. La sua tela, compiuta nel 1685, fu distrutta da un incendio. L'attuale fu riprodotta fedelmente nel 1823 da Francesco Manno, dai disegni e dagli studi lasciati dal Pozzo.
Dove ci si mette per vederla? Sul segno inserito nel pavimento della navata sotto l'incrocio. Da ogni altro punto l'architettura dipinta si deforma a vista.
Che cosa c'è sulla volta della navata? L'ascesa di Sant'Ignazio in Paradiso, di Andrea Pozzo, fratello dell'Ordine gesuitico.
Chi progettò la chiesa? Il matematico gesuita Orazio Grassi, in base ai progetti di Carlo Maderno e altri, a spese del cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV.
Perché il fronte somiglia al Gesù? Perché è ispirato a quello: due ordini di lesene e colonne corinzie, finestrone, nicchie a timpano e cartelle.
Quando è la messa? 18.30 dal lunedì al sabato; 11.30 e 18.30 la domenica e nelle feste.
Quanto tempo richiede? Circa trenta minuti.
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