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Necropoli dei Monterozzi in Tarquinia - Goparoo

Necropoli dei Monterozzi

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Ultimo aggiornamento il 8 ottobre 2026
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Introduzione

La necropoli dei Monterozzi si stende su una collina a est di Tarquinia e raccoglie circa 6.000 sepolture, la più antica del VII secolo a.C. Ciò che la rende unica sta sottoterra: circa 200 delle sue camere sono dipinte, e insieme costituiscono il maggior corpus di pittura etrusca sopravvissuto. È stata iscritta nel patrimonio mondiale UNESCO nel 2004 insieme alla necropoli della Banditaccia di Cerveteri, con una motivazione che richiama le tombe affrescate, spesso copie di case etrusche, come testimonianza irripetibile di una civiltà scomparsa.

Architettura

Alcune tombe sono monumentali, scavate nella roccia e coperte da tumuli, raggiungibili per un corridoio in discesa o una scala. I soggetti dipinti sono i più vari: riti e cerimonie, animali, temi magici, danze e strumenti musicali. Le camere più note sono la Tomba dei Leopardi, quella della Caccia e Pesca, degli Auguri, del Triclinio, dei Demoni Azzurri e dei Tori.

Come è stato costruito e si è trasformato nel tempo

Le tombe sono scavate, e la successione degli scavi è una storia sociale. Il sepolcreto dei Monterozzi va dall'età del Ferro, il periodo villanoviano del IX secolo a.C., fino all'età romana. Della fase villanoviana restano semplici tombe circolari ricavate nella roccia per sepolture a incinerazione.

La camera familiare arriva con un'aristocrazia. Verso la fine dell'VIII secolo a.C. compaiono le prime camere funerarie come tombe di famiglia, e la fonte dice esplicitamente perché: l'ascesa al potere di un'aristocrazia. In superficie si presentano come tumuli, a volte di proporzioni imponenti scelte deliberatamente per accrescere il potere e il prestigio dei nobili, come nelle cosiddette tombe del Re e della Regina.

È sotto che sta la costruzione vera. I tumuli coprivano di norma camere sotterranee scavate nella roccia, con sarcofagi e beni dei defunti, molte di esse dipinte. L'accesso è per corridoi inclinati o scale, anch'essi scavati.

La produzione di sarcofagi si fa industria. Nella seconda metà del IV secolo a.C. entrano in uso sarcofagi scolpiti e dipinti in nenfro, marmo e alabastro, deposti su banchine ricavate nella roccia o addossati alle pareti di camere ormai molto ampie. Continuano fino al II secolo e a Tarquinia se ne trovano in numero tale da doverli ritenere di produzione locale, con rilievi di contenuto simbolico o mitologico spesso derivato da modelli tarantini.

L'Ottocento abbatté i tumuli. Nel XIX secolo ne erano ancora visibili circa 600; molti furono rasati dopo lo scavo. Il paesaggio della necropoli è dunque in buona parte il prodotto di come è stata scavata più che di come è stata costruita.

E il Novecento staccò alcune pitture dalle pareti. Molti reperti della necropoli e alcuni affreschi sono stati portati nel vicino Museo Nazionale di Tarquinia per conservarli.

Domande frequenti

Quante tombe sono dipinte?

Circa 200 su quasi 6.000, e insieme sono la più ampia documentazione dell'arte pittorica etrusca esistente.

Si possono vedere tutte le tombe dipinte?

No. Solo una parte è aperta in un dato momento, e molti affreschi sono stati portati nel vicino Museo Nazionale di Tarquinia per conservarli.

Che cosa è dipinto sulle pareti?

Soggetti molto diversi: rituali, animali, temi magici, danza e strumenti musicali. Le tombe più note sono quelle dei Leopardi, della Caccia e Pesca, degli Auguri, del Triclinio, dei Demoni Azzurri e dei Tori. In età tarda le pareti mostrano demoni infernali che accompagnano i morti, scene oltremondane e cortei di magistrati a indicare il rango della famiglia.

Per cosa è nota la Tomba dell'Orco?

Conserva l'unica raffigurazione pittorica conosciuta del demone etrusco Tuchulcha.

Quanto è antica la necropoli?

Il sepolcreto va dall'età del Ferro, o periodo villanoviano, del IX secolo a.C. fino all'età romana; la più antica delle circa 6.000 sepolture risale al VII secolo a.C.

Che differenza c'è con Cerveteri?

Sono stati iscritti insieme dall'UNESCO nel 2004 e si dividono il soggetto. I Monterozzi sono pittura; la Banditaccia di Cerveteri è architettura, con le tombe disposte come strade e case.

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