Skip to content

Porta all'Arco

Porta all'Arco caratteristiche del sito

Ultimo aggiornamento il 14 ottobre 2026
/10
Valutazione complessiva
/10
traveler ratings
Valuta
Porta all'Arco site plan

Le rovine

La porta sta in fondo al vicolo che ne prende il nome, sul lato sud della città; e la prima cosa da registrare è che non è un monumento messo da parte. È una porta in funzione su una strada viva, con i veicoli che le passano sotto.

È costruita in grandi blocchi sovrapposti a secco, senza malta, e ciò che colpisce prima di ogni dettaglio è il colore, perché vi lavorano tre rocce diverse. I piedritti sono in un calcare arenaceo di colore giallastro — la pietra panchina locale; l'arco è in un grigio calcare di scogliera; e le tre teste scolpite sono in selagite rossastra. Piedritti gialli, arco grigio, tre teste rosse.

Quelle teste sono il punto. Sul fronte esterno sottolineano i tre elementi principali dell'arco — la chiave di volta e i due piani di imposta — come protomi, oggi consunte quasi fino a perdere i tratti. La loro identificazione è aperta, e le letture in concorrenza valgono la pena perché cambiano del tutto il tono della porta: Giove e i due protettori della città, Castore e Polluce; oppure Giove con Uni e Minerva, divinità protettrici; oppure un rimando all'usanza orientale di esporre sulle mura cittadine le teste mozzate dei comandanti nemici, come monito verso qualsiasi presenza ostile. Dèi che vi accolgono, o trofei che vi minacciano.

Passate sotto, e notate che le aperture sono due, non una. Il fornice esterno — quello con le teste — era originariamente difeso da una saracinesca che permetteva una rapida chiusura; quello interno era sbarrato da due battenti. Fra i due c'è uno spazio, ed è per questo che la pianta si definisce a camera: chi passava la prima apertura si trovava in una scatola.

Nei pressi, un bassorilievo collocato nel 1984 ricorda cosa accadde qui nel 1944.

Punti salienti

  • Le tre teste scolpite (protomi) — in selagite rossastra, a segnare la chiave di volta e i due piani di imposta dell'arco sul fronte esterno, e aperte a tre identificazioni in concorrenza.
  • I tre tipi di roccia — pietra panchina giallastra nei piedritti, calcare di scogliera grigio nell'arco, selagite rossastra nelle teste: la vivace cromia della porta è strutturale, non applicata.
  • I grandi blocchi posati a secco — sovrapposti senza malta, parte della cinta etrusca in pietra panchina della città.
  • La pianta a camera — due fornici: uno esterno originariamente chiuso da una saracinesca per la difesa rapida, uno interno sbarrato da due battenti, con uno spazio fra essi.
  • La sua sopravvivenza ai rimaneggiamenti romani — risentì meno di porte comparabili in altre città, e conserva così la grandiosa imponenza tipica delle porte cittadine etrusche.
  • Il bassorilievo del 1984 — collocato nei pressi della porta a ricordare l'impresa del 30 giugno 1944.
  • La sua posizione nella rete viaria — il principale accesso da sud, opposto alla Porta Diana a nord, e la porta da cui le strade andavano verso la Val di Cecina, le saline e le Colline Metallifere.
  • La copia ottocentesca altrove — una riproduzione di questa porta fu realizzata come accesso al castello di Rosazza da Giuseppe Maffei, architetto e pittore di Graglia.