
Verona
Verona historical timeline
Storia
Verona sta dentro un’ansa stretta dell’Adige, e quasi tutto ciò che riguarda la sua forma discende da lì. La maglia romana fu tracciata nella piana che il fiume circonda, l’anfiteatro finì fuori perché dentro non c’era spazio, e le mura furono ampliate due volte per rincorrere una città che le aveva già superate. Ciò che oggi si percorre è quella sequenza: un impianto stradale rettilineo nell’ansa, un anello di piazze dove passavano le mura successive, e un fiume trattenuto da argini così alti che dal centro l’acqua non si vede.
Cronologia
- 49 a.C. Verona diventa municipio romano e viene impiantata su una maglia regolare dentro l’ansa. Via Mazzini e corso Porta Borsari corrono ancora su quelle linee: è il motivo per cui il centro è rettilineo mentre tutto ciò che sta fuori dall’ansa curva.
- 30 d.C. circa L’Arena viene costruita fuori dalle mura, in terreno libero a sud-ovest. Per questo sorge al margine della maglia, su piazza Bra, e non al centro, e per questo la piazza davanti è il più ampio spazio aperto della città.
- Gallieno amplia le mura per racchiudere l’anfiteatro dopo un’incursione germanica. Da quel momento Bra è dentro la città, e la nuova linea muraria fissa il margine occidentale per mille anni.
- Un terremoto abbatte quasi tutto l’anello esterno dell’Arena. Le quattro arcate superstiti sul lato nord, l’Ala, sono l’unico brano rimasto in piedi di quel muro, e tutto il resto che si vede è l’anello interno che quello esterno nascondeva.
- Cangrande II costruisce Castelvecchio e il Ponte Scaligero come attraversamento fortificato, pensato perché la famiglia potesse lasciare la città senza attraversarla. Il ponte collega un castello alla riva aperta e non due quartieri: è il motivo per cui ancora oggi non porta in nessun posto preciso.
- Verona si sottomette a Venezia. Sanmicheli è nominato sovrintendente alle fortificazioni nell’ottobre 1530 e rifà le mura di terra con bastioni angolati per l’artiglieria, in un programma lungo ventisette anni: Porta Nuova dal 1535 al 1540, Porta San Zeno fino al 1542, Porta Palio dal 1542 al 1557. I larghi viali che le fiancheggiano seguono il campo di tiro sgombrato.
- Il dominio austriaco fa di Verona un vertice del Quadrilatero. Oltre le mura sorge un anello di forti staccati, e la fascia di terreno tenuta libera per essi è la ragione per cui la città ottocentesca si ferma dove si ferma.
- L’Adige esonda rovinosamente. In risposta vengono costruiti i muraglioni, alti argini in pietra: mettono fine alle piene e cancellano insieme mulini, lavatoi e vicoli lungo il fiume. È questa decisione la ragione per cui in gran parte del centro all’acqua non ci si può avvicinare.
- Le forze in ritirata distruggono tutti i ponti sull’Adige. Ponte Pietra e Ponte Scaligero vengono ricostruiti nel corso degli anni Cinquanta reimpiegando la pietra originale recuperata dal letto del fiume: per questo entrambi mostrano un tessuto di materiale antico e nuovo.
- L’UNESCO iscrive la città nel novembre, citando la sopravvivenza dell’impianto più che i singoli monumenti. È quella motivazione a far sì che i tracciati stradali romani siano tutelati come materia e non soltanto come vedute.
Cosa hanno lasciato gli strati
Tre di queste date governano ancora l’uso della città. La maglia romana detta il modo di camminare in centro: dentro l’ansa orientarsi è facile e diventa difficile appena si attraversa un ponte. L’ampliamento del 265 ha portato l’Arena dentro le mura, ed è per questo che Verona può accogliere un pubblico d’opera di circa 22.000 persone in una piazza circondata da caffè invece che in periferia.
Gli argini sono la cosa meno visibile e la più decisiva. Hanno trasformato l’Adige da fiume di lavoro in un canale a cui la città volta le spalle, e sono il motivo per cui Verona si legge come città di pietra e non di fiume, pur essendo avvolta dall’acqua su tre lati.