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Illustrazione stilizzata di Porta Borsari in Verona - Goparoo

Porta Borsari

Scopri Porta Borsari

Ultimo aggiornamento il 22 settembre 2026
7.2 /10
Valutazione editoriale
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Introduzione

Porta Borsari sta in mezzo a una via commerciale di Verona, e quasi tutti le passano davanti senza fermarsi. È una porta urbica romana del I secolo d.C., la meglio conservata della città.

Non c'è biglietto, non c'è transenna e non c'è orario. La strada passa dove stavano i fornici, e le botteghe ai lati le si stringono addosso.

L'iscrizione che la attraversa registra la ricostruzione delle mura di Verona nel 265 d.C. sotto l'imperatore Gallieno, e dichiara, con un certo orgoglio, che l'opera richiese 259 giorni.

Architettura

Ciò che sopravvive è la fronte interna della porta, in calcare bianco veronese, ed è più elaborata di quanto una struttura difensiva richieda: era un fatto di rappresentanza civica.

Al piano stradale stanno due fornici ad arco, i due passaggi carrai, inquadrati da colonne addossate.

Sopra si alzano due ordini di edicole: file di piccole finestre archiacute tra colonne scanalate con capitelli, ciascuna coppia coronata da un timpano. È il ritmo a fare la porta: un muro difensivo trattato come facciata.

L'iscrizione corre in lettere grandi sull'architrave sopra gli archi.

Dietro questa fronte la porta aveva in origine un cortile fiancheggiato da torri, l'assetto romano consueto, che intrappolava gli assalitori tra due ordini di battenti. Di tutto ciò non resta nulla; la strada semplicemente prosegue.

Come è Stato Costruito

Rappresentanza, non difesa. Ciò che resta è la fronte interna, in calcare bianco veronese, assai più elaborata di quanto una porta richieda. Due fornici carrai al piano terra sono inquadrati da colonne addossate; sopra si elevano due ordini di finestre ad arco entro edicole. Era il volto che la città mostrava a chi arrivava.

Resta solo il fronte. Una porta romana di questo tipo era una struttura profonda: doppio passaggio, torri laterali e cortile interno. Tutto questo è scomparso; in piedi è rimasta in sostanza la quinta decorativa, conservata perché gli edifici successivi le si sono addossati invece di attraversarla.

La pietra è locale, la tecnica no. Il calcare viene dalle colline a nord, ma ordini, proporzioni ed edicole sono prassi imperiale romana applicata ovunque l’impero costruisse. È una città di provincia che parla correttamente la lingua della capitale.

La prova è la strada. La via moderna attraversa i fornici sull’allineamento romano. Non è la porta a essere sopravvissuta alla città: è la città che ha continuato a usarla.

Domande Frequenti

C’è un biglietto? No. Sta sulla via aperta, sempre accessibile, gratuita.

Perché è in mezzo a una strada? Perché la strada è romana. Corso Porta Borsari segue il decumanus maximus, quindi la porta è dove la linea delle mura romane lo attraversava: la città è cresciuta oltre e l’ha lasciata dov’era.

L’altro lato è uguale? No: sopravvive solo la facciata interna. Passaggi, torri e cortile retrostanti sono scomparsi.

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